Glaucoma, una patologia che interessa anche i bambini. Visite gratuite per la settimana di prevenzione dal 6 al 10 marzo

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Viene talvolta definito “ladro silenzioso della vista” per via dell’assenza di segnali che caratterizza il suo esordio. È il glaucoma, di cui dal 06 al 12 marzo si celebra la Settimana Mondiale. Patologia pericolosa ma ancora poco nota a gran parte della popolazione, viene da molti equivocata come tumore: è in realtà un danno al nervo ottico, purtroppo irreversibile, causato solitamente da un’eccessiva pressione intraoculare. “Viene spesso associato all’età anziana, ma colpisce anche adulti e giovani, persino bambini e neonati: solo il glaucoma congenito, che non esaurisce tutte le forme di glaucoma pediatrico, interessa almeno 1 nato ogni 10mila”, spiega Matteo Sacchi, specialista per il glaucoma presso l’Ospedale San Giuseppe di Milano – Gruppo MultiMedica, tra le pochissime strutture che in Italia operano anche i casi di glaucoma pediatrico congenito. L’8 marzo, il Centro eseguirà screening gratuiti e sarà a disposizione dei cittadini per rispondere a dubbi e domande sulla patologia. Per aderire, è necessario prenotarsi chiamando lo 02 859 94 804, dal lunedì al venerdì, dalle 11:00 alle 12:00.

“A differenza degli adulti, nei bambini il glaucoma si manifesta chiaramente: l’occhio malato presenta una malformazione anatomica ben visibile, è più grosso a causa della spinta pressoria, come un palloncino gonfiato, e la diagnosi avviene solitamente alla nascita”, prosegue Sacchi. “La patologia si sviluppa quasi sempre in età intrauterina, a causa di una mutazione genetica spontanea. La buona notizia è che anche bambini piccolissimi, di pochi mesi, possono essere operati con successo. L’intervento consiste nell’apertura del canale che permette il deflusso dell’umor acqueo, il liquido responsabile della pressione all’interno dell’occhio, e nell’inserimento di una piccola valvola. Successivamente, il piccolo paziente seguirà un percorso ad hoc di riabilitazione e di controlli regolari fino all’adolescenza. Pur presentando un deficit visivo, questi bambini possono raggiungere un livello visivo più che adeguato a vivere una vita sociale, scolastica e poi professionale assolutamente normale. I casi di glaucoma pediatrico non congenito, invece, possono essere identificati durante i controlli di routine dal pediatra, che valuterà se indirizzare il bimbo allo specialista, o durante le visite oculistiche, a partire dalla prima che di norma va programmata intorno ai 3 anni.”

Nella popolazione adulta la patologia è inizialmente asintomatica, perché sottrae campo visivo periferico ma, al centro, la visione resta normale. In Italia sono 500mila le persone con diagnosi di glaucoma, cui se ne aggiungono altre 500mila che non sanno di averlo. Ci si accorge del disturbo solo quando il danno diventa importante e, purtroppo, irreversibile: si può tuttavia intervenire con farmaci o chirurgia, per evitare che peggiori. Comunque, nella maggioranza dei casi, la diagnosi di glaucoma non è una condanna alla cecità. Colliri, laser e chirurgia consentono di arrestare la patologia e di gestirla al pari di altre cronicità.

“La diagnosi precoce è cruciale: dopo i 50 anni, tutti dovrebbero sottoporsi con regolarità a una visita oculistica, sufficiente per identificare il problema, soprattutto se in famiglia c’è già qualcuno che ne soffre”, afferma Stefano Mattioli, direttore Unità Operativa di Oculistica, presso la medesima struttura. “Il glaucoma è forse la patologia oculare che, più di ogni altra, impatta sulla qualità di vita. Molto di più, ad esempio, della maculopatia: il paziente maculopatico vede poco, magari non legge bene le lettere del nostro esame oculistico, ma è una persona che dispone di tutto il campo visivo, si muove, prende i mezzi. Il paziente con glaucoma avanzato, che ha un campo visivo ormai fortemente ridotto, fa fatica a orientarsi nello spazio ed è molto meno autonomo.”

Se colliri e interventi ambulatoriali con laser non sono sufficienti ad arrestare il problema, oggi l’innovazione tecnologica consente un approccio chirurgico mininvasivo, con diversi vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale. L’intervento, che consiste nell’inserimento di piccoli tubicini per il drenaggio dell’umore acqueo, è più veloce (circa 15minuti); non richiede incisioni e spesso neanche punti di sutura. Il recupero del paziente risulta così più rapido: nel giro di pochi giorni, anziché settimane, si può tornare alla normale vita quotidiana. “La disponibilità dell’opzione chirurgica mininvasiva è un ulteriore incentivo al trattamento precoce”, dichiara Sacchi. “Con l’approccio tradizionale, più complesso e impattante sulla vita del paziente, era il chirurgo stesso a procrastinare l’intervento. E operare prima significa salvare la vista, perché purtroppo la patologia provoca danni permanenti; l’operazione non permette di vedere meglio ma evita che il campo visivo si restringa ulteriormente. C’è poi un altro vantaggio da considerare. Anche negli ultimi 2 anni, compatibilmente con l’emergenza Covid, il minor carico assistenziale richiesto dalla chirurgia mininvasiva e la rapidità dell’intervento ci hanno permesso di trattare numerosi pazienti con glaucoma, sfruttando al meglio la limitata disponibilità di sale operatorie e anestesisti.”