
La Società Italiana di Nefrologia SIN sostiene un cambio di paradigma che favorisca la dialisi peritoneale, una terapia senza riva li in termini di qualità della vita, costi e sostenibilità ambientale. Il rapporto Hta Altems lo conferma: la dialisi peritoneale è più efficace, costa il 43% in meno dell’emodialisi per paziente all’anno e rappresenta la scelta di prima linea per i pazienti con malattia renale cronica MRC. Non solo costi inferiori, dunque, ma efficacia superiore misurata in termini di Quality Adjusted Life Year QALY, indice di qualità della vita in cui la dialisi peritoneale raggiunge il valore di 1,20 rispetto allo 0,94 dell’emodialisi ospedaliera.
I risultati dello studio Altems, pubblicati sul Giornale Italiano di Nefrologia, hanno dato il via al dibattito nel corso dell’evento Stati Generali della Dialisi Peritoneale, tenutosi a Roma in occasione della Giornata Mondiale del Rene, ricorsa il 12 marzo 2026. Promosso dalla Società Italiana di Nefrologia in collaborazione con Fondazione Italiana del Rene Fir, Associazione Nazionale Emodializzati - Dialisi e Trapianto Aned, Forum Nazionale Associazione Trapiantati e Altems - Università Cattolica del Sacro Cuore, e con il supporto non condizionante di Emodial, Fresenius Medical Care, Vantive e Vivisol, l’evento ha riunito alcuni tra i principali attori del sistema salute italiano con la volontà di dare il via a un nuovo approccio alla domiciliarità delle cure.
“Il messaggio è inequivocabile: la dialisi peritoneale è il trattamento dialitico di prima linea, sia dal punto di vista clinico che economico, per i pazienti con Mrc in stadio avanzato”, dichiara il prof. Luca De Nicola, presidente Sin e ordinario di Nefrologia presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. “Pazienti che ci auguriamo possano essere sempre meno, grazie a prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti tempestivi. Le opzioni terapeutiche oggi disponibili, assunte in tempi adeguati, possono infatti ritardare sensibilmente la progressione della malattia e l’ingresso in dialisi.”
Nonostante le evidenze, in Italia persiste un paradosso clinico: la Dp, viene sottolineato, è utilizzata solo nel 9,5% dei pazienti dializzati; il 37% delle Unità Operative di Nefrologia e Dialisi non prescrive Dp; il 22% dei Centri tratta meno di 10 pazienti con questa modalità; l’utilizzo di Dp in Italia rimane inferiore al 10%, mentre si attesta al 20% o più in diversi Paesi europei ed extraeuropei.
Questo divario non è giustificato da ragioni cliniche, ma da barriere organizzative, informative e di sistema che la Sin intende superare: “L’analisi Hta rappresenta il gold standard di valutazione delle tecnologie sanitarie in Italia come nel resto del mondo”, afferma Marco Oradei, responsabile del Laboratorio Hta Altems, Università Cattolica del Sacro Cuore. “Nel caso della dialisi peritoneale, questa metodologia ha fornito le evidenze più robuste mai prodotte finora. La Dp emerge come una tecnologia che crea valore per tutti gli attori del sistema: per i pazienti in termini di salute e qualità della vita, per il Ssn in termini di risparmio economico, e per la società in termini di sostenibilità ambientale. È una vera win-win strategy.”
I dati Altems certificano quello che la comunità nefrologica sostiene da anni, sottolinea ancora la Sin: la dialisi peritoneale è una terapia superiore per costi ed efficacia clinica, con una migliore tollerabilità rispetto alla emodialisi presso i Centri. “Non solo. Al di là dei dati economici e di efficacia clinica, la Dp offre vantaggi significativi anche in termini di sostenibilità ambientale”, dichiara Massimo Morosetti, presidente della Fondazione Italiana del Rene e direttore Unità Operativa Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Grassi di Roma: “Riduce consumi di acqua, energia elettrica e rifiuti ospedalieri, allineandosi agli obiettivi globali di conservazione del pianeta sottolineati nel World Kidney Day 2026, il cui slogan quest’anno è Salute Renale per Tutti. Vicini alle Persone. Attenti al Pianeta”.
La dialisi peritoneale è inclusiva e accessibile, anche per i pazienti che vivono lontani dai Centri di emodialisi o con difficoltà ad uscire di casa, garantendo equità nell’accesso alle cure e migliorando concretamente la qualità della vita. “Dal punto di vista dei pazienti, la dialisi peritoneale, quando clinicamente indicata e condivisa con pazienti e caregiver, rappresenta da sempre la scelta terapeutica preferibile”, afferma il presidente Aned, Giuseppe Vanacore. “Essendo una terapia domiciliare, garantisce maggiore autonomia e una migliore continuità lavorativa e sociale rispetto all’emodialisi ospedaliera. Consente infatti di integrare il trattamento nella vita quotidiana, senza viverlo come un’interruzione. I pazienti adeguatamente informati sui benefici clinici e sulla libertà che questa metodica offre la richiedono sempre più spesso. Per questo auspico che nel prossimo futuro i Reparti di Nefrologia ne favoriscano una diffusione più ampia, anche alla luce delle evidenze cliniche e dei dati economici favorevoli.”
L’evento, sottolineano gli organizzatori, ha riunito Istituzioni, clinici, Associazioni di pazienti, rappresentanti di Altems e mondo dell’Industria per definire una strategia condivisa di diffusione e implementazione della dialisi peritoneale nel nostro Paese, con l’intento di promuovere questi contenuti anche attraverso i media per sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici.














