Gilteritinib migliora la sopravvivenza nei pazienti con leucemia mieloide acuta

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La leucemia mieloide acuta è un tumore del sangue dovuto alla proliferazione incontrollata di cellule midollari, dette blasti, che invadono il sangue e altri organi. “Si tratta di una malattia molto grave, uno dei tumori più difficili da trattare e ci sono stati pochi progressi negli ultimi decenni”, dichiara il prof. Felicetto Ferrara, direttore UOC di Ematologia Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale A. Cardarelli di Napoli. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha recentemente approvato la rimborsabilità e il prezzo per la terapia orale gilteritinib, di Astellas Pharma Inc., in unica dose giornaliera come monoterapia per la cura di pazienti adulti con leucemia mieloide acuta (LMA) recidivante (ovvero che si è ripresentata) o refrattaria (resistente al trattamento) con una mutazione FLT3 (FLT3mut+) rilevata da un test pienamente convalidato. Lo rende noto l’azienda proprietaria della molecola.

“Gilteritinib è un importante punto di svolta nella cura dei pazienti LMA con mutazione FLT3 recidivante o refrattaria che hanno un maggiore rischio di recidiva e una sopravvivenza globale minore rispetto a quelli che non presentano questa mutazione”, spiega Ferrara. Rappresenta in pratica uno dei pochi progressi ottenuti negli ultimi 40 anni per la cura della LMA in Italia e ha il potenziale per migliorare gli outcome di cura della LMA con due tipi di mutazione del gene FLT3 – duplicazione interna in tandem (internal tandem duplication, ITD) e dominio tirosin-chinasico (tyrosine kinase domain, TKD). L’approvazione si basa sui risultati del trial di Fase 3 ADMIRAL, che ha studiato gilteritinib vs. chemioterapia di salvataggio in pazienti con LMA FLT3mut+ recidivante o refrattaria. I pazienti trattati con gilteritinib hanno dimostrato una sopravvivenza globale (overall survival, OS) superiore rispetto a quelli che hanno ricevuto la chemioterapia di salvataggio. La OS mediana dei pazienti che hanno ricevuto gilteritinib è stata di 9,3 mesi rispetto ai 5,6 mesi dei pazienti trattati con la chemioterapia di salvataggio (hazard ratio = 0,64 (IC 95% 0,49, 0,83), P<0.001). Le percentuali della sopravvivenza a un anno sono state del 37.1% per i pazienti che hanno ricevuto gilteritinib e del 16.7% per quelli che hanno ricevuto la chemioterapia di salvataggio. “Gilteritinib agisce su entrambe le mutazioni del gene FLT3, spegnendo il recettore che altrimenti resta ‘acceso’ ed è causa della continua proliferazione delle cellule leucemiche”, spiega Giovanni Martinelli, direttore scientifico dell’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) IRCCS. “Il farmaco presenta alcuni importanti vantaggi: ha un buon profilo di tollerabilità e sicurezza e viene somministrato per via orale, tre compresse da 40mg ciascuna, una sola volta al giorno. Gilteritinib può essere assunto nei pazienti con LMA FTL3 refrattari o recidivati come terapia di salvataggio, con lo scopo di ottenere la remissione ed effettuare un trapianto allogenico ove indicato.”