Genova, VII Congresso Ass.A.I. 2026: “Come preservare e recuperare la funzione sessuale del maschio, anche nei casi estremi”

Il benessere sessuale riveste un ruolo fondamentale nella qualità complessiva della vita di un individuo e della coppia, per cui preservarlo o riuscire a ripristinarlo dopo interventi per tumori e non solo, rimane l’obiettivo degli Uro-Andrologi. È quanto è stato ribadito al VII congresso dell’Associazione Andrologi Italiani Ass.A.I. 2026, recentemente svoltosi a Genova, sotto la presidenza del dott. Maurizio Schenone, primario della UOC di Urologia dell’Ospedale di Savona. A differenza del passato, oggi è possibile la ricostruzione dei genitali sia che questi abbiano una anomalia congenita che acquisita come nell’induratio penis plastica, dove una curvatura eccessiva impedisce il rapporto sessuale. E poiché le terapie mediche o fisiche mediante ultrasuoni o le terapie iniettorie locali sono risultate poco efficaci, soprattutto sulla curvatura, ecco dunque il ruolo della Chirurgia per riportare il pene in asse e consentire quindi il rapporto sessuale.

RICOSTRUZIONE DEL PENE

“La prima opzione si concentra sulle tecniche di accorciamento della porzione convessa, come la plicatura della tunica albuginea o l’escissione di losanghe della stessa: questa via permette di ottenere il raddrizzamento dell’asta, mettendo però in conto un modesto accorciamento del pene”, dichiara il dott. Marco Martiriggiano, dirigente I° livello della Clinica Urologica di Genova, diretta dal prof. Carlo Terrone. “La seconda strada è indicata per i quadri clinici più severi, ovvero curvature superiori ai 60°, deformità complesse (come quelle ‘a clessidra’) o un’importante perdita di lunghezza. In questi casi – spiega ancora Martiriggiano – si ricorre a tecniche di allungamento della porzione concava mediante chirurgia di placca e l’utilizzo di innesti (grafting), un approccio più invasivo ma oggi ampiamente codificato.”

Un’ottima notizia sul fronte del comfort e dell’estetica arriva da una ricerca della Clinica Urologica: la correzione chirurgica può essere eseguita in totale sicurezza anche preservando il prepuzio, evitando quindi la circoncisione e garantendo un basso tasso di complicanze.

PROTESI PENIENE

Ma anche nei casi estremi, ovvero quanto anche le “compresse dell’amore” e le punture intracavernose di caverject risultino inefficaci nel risolvere il problema del deficit erettivo del maschio, sia esso conseguente a un intervento per tumore o ad un evento post traumatico, si ricorre alle protesi del pene. “Ad oggi, gli impianti di protesi peniene rappresentano una valida opzione terapeutica adatta a quei pazienti in cui l’approccio farmacologico sia inefficace o controindicato”, afferma la dott.ssa Zubko Zlata, specializzanda del 4° anno della Scuola di Specializzazione in Urologia. Paziente e partner, secondo i dati della Letteratura, hanno tassi soddisfazione che variano dal 75 al 100%, in base alle diverse tipologie di protesi impiantate. “Inoltre – prosegue Zlata – questi dispositivi sono stati oggetto di continui sviluppi e offrono oggi una notevole affidabilità e sicurezza. Generalmente, l’impianto prevede l’anestesia spinale. Tuttavia, alcuni autori hanno già riportato risultati incoraggianti dopo l’impianto di protesi semirigide o gonfiabili, bi-componenti, in anestesia locale e con sedazione endovenosa.”

Recentemente, il sottoscritto, insieme al collega Fabrizio Gallo, ha dato notizia di aver impiantato, per la prima volta al mondo, una protesi peniena tri-componente completamente in anestesia locale, presso la Clinica Montallegro di Genova.