Funziona la terapia genica elivaldogene autotemcel eli-cel per il trattamento dell’Adrenoleucodistrofia Cerebrale (CALD)

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In occasione del 46° Congresso Annuale della European Society for Blood and Marrow Transplantation (EBMT) sono stati presentati i dati aggiornati dal programma di sviluppo clinico della terapia genica sperimentale elivaldogene autotemcel (eli-cel) per pazienti con adrenoleucodistrofia cerebrale (CALD), compresi i risultati a lungo termine dello studio di Fase 2/3 Starbeam (ALD-102/LTF-304) e i dati dello studio di Fase 3 (ALD-104).

“La CALD è una malattia neurodegenerativa letale che colpisce principalmente i maschi giovani. Attualmente l’unico trattamento esistente è il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche (allo-TCSE), associato a rischi significativi, tra cui la mortalità correlata al trapianto, il rigetto o l’insuccesso del trapianto e la malattia del trapianto contro l’ospite (graft-versus-host disease, GvHD)”, spiega David Davidson, M.D., Chief Medical Officer, bluebird bio. “L’ottantasette per cento dei pazienti arruolati nel nostro studio di Fase 2/3 Starbeam sono vivi e liberi da disabilità funzionali maggiori (Major Functional Disabilities, MFD) dopo un follow-up di 24 mesi o più. Il dato importante è che non vi sono state segnalazioni di insuccesso o rigetto del trapianto o di GvHD. È gratificante vedere risultati consistenti con eli-cel e l’effetto duraturo del trattamento dimostrato nei bambini che partecipano al nostro studio di follow-up a lungo termine, tra cui 10 ragazzi che sono ormai arrivati alla visita di follow-up a 5 anni.”

L’adrenoleucodistrofia (ALD) è un raro disturbo metabolico legato al cromosoma X. Si stima che la malattia colpisca in tutto il mondo 1 neonato maschio su 21mila. L’ALD è dovuta ad alcune mutazioni del gene ABCD1 che influenzano la produzione della proteina dell’adrenoleucodistrofia (ALDP) causando di conseguenza un accumulo tossico di acidi grassi a catena molto lunga (VLCFA) soprattutto nella corteccia surrenale, nella sostanza bianca del cervello e nel midollo spinale.

Il 40% circa dei maschi affetti da adrenoleucodistrofia sviluppano la CALD, la forma più severa di ALD. La CALD è una malattia neurodegenerativa progressiva che comporta la degenerazione della mielina, la guaina protettiva delle cellule nervose presenti nel cervello, deputate al pensiero e al controllo dei muscoli. In genere, i sintomi di CALD si manifestano nella prima infanzia e progrediscono rapidamente. Ove non trattati, causano nella maggior parte dei pazienti una perdita severa delle funzioni neurologiche, e in ultimo il decesso. La CALD è associata a sei disabilità funzionali maggiori (MFD) che compromettono gravemente la capacità del paziente di vivere in modo indipendente: perdita della capacità di comunicare, cecità corticale, necessità di nutrizione parenterale, incontinenza totale, dipendenza dalla sedia a rotelle e perdita completa dei movimenti volontari. Quasi la metà dei maschi affetti da CALD in assenza di terapia sono destinati a morire entro 5 anni dall’esordio dei sintomi.

“I pazienti affetti da CALD subiscono una rapida diminuzione della funzione neurologica dopo l’esordio iniziale dei sintomi clinici. Per questa ragione la diagnosi e il trattamento precoci sono essenziali per arrestare la progressione della malattia e conservare le funzioni neurologiche. Nello studio di Fase 2/3 Starbeam, 31 pazienti su 32 hanno conseguito un indice delle funzioni neurologiche (NFS) stabile, ad indicare che progressione della malattia era stabilizzata con minima perdita delle funzioni neurologiche dopo l’infusione di eli-cel”, dichiara il dott. Jörn-Sven Kühl, del Department of Paediatric Oncology, Haematology and Haemostaseology, Centre for Women’s and Children’s Medicine, dell’Ospedale Universitario di Lipsia. “I risultati presentati all’EBMT 2020 sono estremamente incoraggianti ed indicano che il trattamento con eli-cel potrebbe prevenire il deterioramento neurologico dei maschi affetti da CALD.”

Eli-cel è una terapia genica sperimentale una tantum studiata per affrontare la causa genetica che sottende la CALD, attraverso l’aggiunta di copie funzionali del gene ABCD1 nelle cellule staminali ematopoietiche (cellule staminali del sangue, CSE) del paziente, trasdotte ex vivo con il vettore lentivirale Lenti-D (LVV). L’aggiunta di un gene funzionale permette ai pazienti di produrre ALDP, che si pensa sia in grado di interrompere l’accumulo tossico di VLCFA nel cervello. Non occorrono CSE da donatore, come invece accade nel caso del trapianto allogenico di CSE.