
Dalla XLIII edizione del Congresso Conoscere e Curare il Cuore 2026, svoltosi nei giorni scorsi a Firenze, emerge una nuova classificazione della malattia coronarica. Al centro del dibattito, l’imaging anatomico e la gestione della placca vulnerabile. Per oltre mezzo secolo, la Cardiologia Clinica ha operato secondo un paradigma lineare: individuare la stenosi coronarica e trattare l’ischemia tramite rivascolarizzazione per migliorare la prognosi. “La rivascolarizzazione mirata, pur efficace nel controllo dei sintomi, non riduce in modo consistente l’infarto miocardico o la morte improvvisa nella popolazione stabile”, dichiara Francesco Prati, presidente del Congresso. “Parallelamente, è emersa una realtà epidemiologica sorprendente: l’aterosclerosi subclinica è estremamente diffusa anche in soggetti apparentemente sani.”
IL NUOVO “PARADIGMA ATEROSCLEROTICO”
Il cuore del cambiamento risiede nell’anticipazione diagnostica. Citando lo studio Pesa, Prati evidenzia come una quota rilevante di individui a basso rischio presenti già depositi aterosclerotici documentabili, spostando l’obiettivo clinico dal fenomeno terminale (l’ischemia) al processo precoce (la placca): “Il concetto è radicale ma intuitivo”, spiega. “L’ischemia è una conseguenza tardiva, mentre la placca è la malattia. Intercettare l’aterosclerosi prima che diventi emodinamicamente significativa apre una finestra preventiva che la strategia tradizionale non coglieva.”
Questa transizione concettuale ha imposto lo sviluppo di approcci diagnostici anatomici. La tomografia coronarica computerizzata CT e la tomografia a coerenza ottica OCT non sono più solo test diagnostici, ma strumenti prognostici. La CT Coronarica si afferma come metodica non invasiva d’elezione per lo studio dell’anatomia aterosclerotica. La Cardiologia del 2026 si potrebbe definire dunque attraverso questa sinergia: l’integrazione di imaging sofisticato, algoritmi di intelligenza artificiale e nuovi biomarcatori per una Medicina di Precisione nello scompenso cardiaco e nelle terapie cardiometaboliche. In sintesi, i 3 pilastri del 2026, secondo il prof. Prati, sono:
- “Identificazione diretta. Non cercare solo l’ischemia, ma la malattia aterosclerotica stessa;
- Prevenzione guidata dall’imaging. Utilizzare la CT e l’OCT per stratificare il rischio prima dell’evento acuto;
- Medicina di Precisione. Abbandonare l’approccio one-size-fits-all a favore di terapie mirate sulla biologia della placca del singolo paziente”.
















