Federazione Alzheimer: “Più tutele a persone con demenza, famiglie e caregiver

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“Seppur non tutte siano anziane, le persone con demenza rappresentano la maggioranza degli anziani non autosufficienti. Per questa ragione per noi della Federazione Alzheimer Italia appoggiare la riforma proposta dal Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza significa continuare il lavoro quotidiano di difesa dei diritti delle persone con demenza e dei loro familiari. I 2 anni appena trascorsi hanno confermato quanto sosteniamo da molti anni: bisogna rendere più accessibile l’assistenza domiciliare e più sicure ed efficienti le strutture residenziali. È necessario che vengano proposti interventi concreti che possano realmente migliorare la qualità della vita delle persone con demenza e, insieme, delle loro famiglie e caregiver.” Con queste parole Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, commenta la proposta elaborata dalle 50 organizzazioni con l’obiettivo è arrivare a una riforma della non autosufficienza, attesa da oltre 20 anni, che sia all’altezza delle esigenze dei 3,8milioni di anziani non autosufficienti e delle loro famiglie; per questo, il Patto ha elaborato una proposta finalizzata ad arricchire il Disegno di legge delega a cui sta lavorando il Governo e che sarà poi discusso in Parlamento.

Questi i punti fondamentali:

  • Arrivare a una riforma ambiziosa;
  • Superare la frammentazione delle misure e dei servizi;
  • Dare risposte diverse ai diversi bisogni;
  • Puntare a percorsi di assistenza semplici e unitari;
  • Conseguire la tutela pubblica della non autosufficienza.

Questione fondamentale della proposta contenuta nel Patto è l’istituzione di un Sistema Nazionale di Assistenza agli anziani non autosufficienti che, attraverso uno stretto coordinamento fra Stato, Regioni e Comuni, definisca un percorso unico e chiaro e integri le prestazioni sanitarie e quelle sociali a favore dei quasi 4 milioni di anziani non autosufficienti e delle loro famiglie. Allo stesso tempo, la riforma punta a promuovere la permanenza degli anziani al proprio domicilio, garantendo agli stessi e alle famiglie le prestazioni sociali e sanitarie di cui necessitano in un’ottica integrata, riconoscendo la funzione di cura del caregiver familiare e tutelandone il benessere psico-sociale; la domiciliarità è promossa anche attraverso la diffusione sull’intero territorio delle cosiddette Soluzioni Abitative di Servizio, previste anche dal PNRR, ossia civili abitazioni – individuali, in coabitazione, condominiali o collettive – che garantiscano sicurezza e qualità alla vita agli anziani ed integrino servizi di supporto alla socialità e alla vita quotidiana, servizi alla persona, ausili tecnologici e tecnologie di assistenza. E per le Residenze Sanitarie Assistenziali, le RSA, la proposta del Patto prevede misure che ne riformino organizzazione e operatività affinché assicurino qualità ed appropriatezza delle cure e qualità di vita agli anziani residenti.

“La nostra riforma – spiegano le organizzazioni – propone una nuova governance delle politiche per la non autosufficienza, affidata al Sistema Nazionale Assistenza Anziani (SNA), che punti a costruire una filiera di risposte, che siano differenziate e complementari tra loro: servizi residenziali, semiresidenziali, domiciliari, trasferimenti monetari, adattamenti delle abitazioni, sostegni ai caregiver familiari e alle assistenti familiari (‘badanti’). È necessario semplificare l’accesso degli anziani all’assistenza pubblica ed evitare che le famiglie debbano – come oggi accade – peregrinare tra una varietà di sportelli, luoghi e sedi. Nello SNA, pertanto, la possibilità di accedere a tutte le risposte pubbliche è definita attraverso una sola valutazione iniziale ed è previsto un percorso unitario, chiaro e semplice, all’interno della rete del welfare.”

La riforma prevede anche l’istituzione di una Prestazione Universale per la Non Autosufficienza, un contributo economico che assorbe l’indennità di accompagnamento e al quale si accede in base e esclusivamente al bisogno di cura (“universalismo”). “La logica è quella di sostenere le famiglie anche dal punto di vista economico, ma differenziando l’importo in base al fabbisogno assistenziale. Oggi in Italia, il contributo economico per gli anziani non autosufficienti è di 520 euro, uguale per tutti, in Germania invece si arriva a 901 euro mensili per chi ne ha maggiore fabbisogno di assistenza.”