Fecondazione assistita, non esiste un maggior rischio genetico. Il parere di Marina Baldi

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Il rischio genetico di far nascere un bambino con anomalia genetica o congenita è del 3%, sia con una gravidanza naturale che assistita. Si tratta di un rischio che non è prevedibile con alcun tipo di test né procedura assistita. A seguito del doloroso episodio di cronaca del bimbo malato nato all’Ospedale Sant’Anna di Torino, la Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU), riunita in questi giorni a congresso a Milano, intende fare chiarezza su alcuni aspetti della procedura di procreazione medicalmente assistita per ribadire la necessità di una corretta informazione e comunicazione alle coppie.

“La PMA – anzi la RMA, Riproduzione Medicalmente assistita – è la più grande opportunità che la scienza offre alle persone che desiderano diventare genitori in maniera consapevole. Ma ha dei limiti, e questi vanno necessariamente comunicati a coloro che si rivolgono alle strutture pubbliche e private presenti in Italia. La prima cosa importante da sapere – dichiara Marina Baldi, genetista SIRU – è che la gravidanza con la fecondazione assistita è sì sicura e controllata, ma non è in grado di escludere del tutto la possibilità di trasmettere malattie genetiche al nascituro e, ad oggi, nessuna procedura, sia essa di PMA o test genetico, può metterci al riparo di questa eventualità.”

“Sulla stampa e in televisione si è parlato erroneamente di fecondazione eterologa, notizia poi smentita dal ginecologo di Torino. Nella fecondazione eterologa – precisa la SIRU – si utilizzano gameti di persone che sono testati in maniera molto accurata ma che – in quanto esseri umani – possono essere portatori di mutazioni genetiche, non diversamente da una gravidanza naturale. Ad ogni modo, ricordiamo che la fecondazione eterologa garantisce, rispetto alla gravidanza biologia, una maggiore sicurezza: le Regioni italiane, infatti, hanno recepito le indicazioni provenienti dalle direttive europee relative a tutti gli esami necessari, compresi quelli genetici che devono essere effettuati in caso di donazione per fecondazione eterologa. In conclusione, la Riproduzione Medicalmente Assistita è una pratica sicura e realizzata con standard qualitativi eccellenti. La SIRU si batte da un lato affinché il percorso di cura sia sempre garantito e omogeneo in tutta Italia, dall’altro per un’informazione corretta e scientificamente valida.”