Epilessia, farmaco-resistenza e neuromodulazione, anche in tempi di COVID-19

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L’emergenza pandemica e il prolungato lockdown che ne è conseguito hanno messo a dura prova il sistema sanitario nazionale, e limitato l’accesso dei pazienti ai luoghi e alle prestazioni di cura. “Queste difficoltà hanno pesato fortemente anche sulle persone con epilessia, affette da una patologia cronica che, in quanto tale, richiede cure periodiche e costanti, e che per di più si associa, in una percentuale non trascurabile di casi, a serie comorbidità cognitive, comportamentali e psichiatriche”, dichiara il prof. Giancarlo Di Gennaro, direttore UO Centro per la Chirurgia dell’Epilessia IRCCS Neuromed, Pozzilli (IS) e coordinatore del Gruppo di Studio Epilessia SIN. “La telemedicina ha rappresentato una risorsa importante, e inevitabilmente si candida a conquistare sempre maggior spazio nella gestione di lungo termine delle patologie croniche come l’epilessia.”

Le misure di prevenzione e la campagna vaccinale attualmente in corso rappresentano la chiave di volta per uscire dall’emergenza: le evidenze scientifiche a disposizione non suggeriscono che l’epilessia e i farmaci anti-epilettici rappresentino di per sé una controindicazione all’impiego del vaccino, cui quindi è auspicabile che le persone con epilessia si sottopongano secondo le modalità e le tempistiche previste dagli organi preposti. Molto resta ancora da fare nell’ambito della cura dei pazienti con epilessia: la pandemia in corso ha reso più pressante la necessità di rafforzare le politiche socio sanitarie a favore dei pazienti al fine di migliorare così l’accesso alle cure ed elevare sempre di più gli standard diagnostico-terapeutici.

“Questa emergenza ha dimostrato come l’investimento nella ricerca scientifica, in termini tanto culturali quanto economici, rappresenti una condizione indispensabile per ottenere gli strumenti necessari a cambiare in meglio la condizione dei pazienti, specie di quanti sono affetti da una patologia che, come l’epilessia, esercita un forte impatto sulla qualità di vita a tutti i livelli”, commenta il prof. Gioacchino Tedeschi, presidente SIN. Pur manifestandosi in tutte le epoche della vita, l’epilessia colpisce in particolare le fasce d’età più vulnerabili, registrando 2 picchi di incidenza: uno nei primi anni di vita, legato principalmente a cause genetico-metaboliche; l’altro in età più avanzata, in virtù non solo dell’aumento dell’aspettativa di vita, ma anche della maggiore incidenza, negli anziani, di malattie vascolari e neurodegenerative.

L’aspetto più negativo della malattia riguarda il fatto che le crisi si manifestano all’improvviso, in qualsiasi momento e contesto, e possono accompagnarsi a un’alterazione di coscienza che potenzialmente espone il paziente a seri rischi, esitando talora in cadute traumatiche e lesioni anche gravi. Nonostante i diversi farmaci a disposizione dotati di meccanismi d’azione innovativi e tollerabili, ancora oggi circa 1/3 dei pazienti risulta resistente al trattamento farmacologico. L’obiettivo che le scienze di base, in stretta alleanza con la ricerca clinica, si pongono dunque per il prossimo futuro è quello di cambiare radicalmente il paradigma del trattamento dell’epilessia, elaborando terapie che interferiscano con l’epilettogenesi, e che quindi siano in grado di curare la malattia e non solo i suoi sintomi, nel contesto di una medicina davvero centrata sul singolo paziente.

Sempre in quest’ottica, nei pazienti farmacoresistenti (e non) è inoltre possibile valutare, dopo un accurato studio pre-chirurgico multidisciplinare, la possibilità di ricorrere a un trattamento chirurgico finalizzato a rimuovere la regione di corteccia cerebrale responsabile delle crisi, spesso con ottime possibilità di guarigione. Qualora questa opzione non fosse percorribile, un’ulteriore risorsa è rappresentata dalla cosiddetta “neuromodulazione”, ossia un trattamento palliativo mediante l’impianto chirurgico di dispositivi (stimolatore vagale o stimolazione cerebrale profonda) che erogano impulsi elettrici diretti al cervello, in grado di ridurre progressivamente il numero e la gravità delle crisi. Di questo di discuterà nel corso della Giornata Mondiale dell’Epilessia 2021, in programma il prossimo lunedì 8 febbraio.