Epatite C: tutti possono guarire ma i costi dei farmaci sono troppo alti

I pazienti colpiti dalla epatite C in Italia sono circa 300.000 ma oggi, contrariamente al passato, di epatite C si potrebbe benissimo guarire perché ci sono i farmaci. Ma ahimè, abbiamo usato il condizionale perché c’è un grosso problema, legato proprio ai prezzi dei farmaci. Infatti, quelli imposti dalle multinazionali sono troppo alti e allora è giusto chiedere che il prezzo sia “etico”, ovvero congruo per i malati; oppure si potrebbe arrivare alla soluzione della “produzione in proprio” da parte dello Stato per abbattere i costi. “Nel caso dei pazienti con epatite C trovo ingiusto dal punto di vista etico e morale il comportamento di queste multinazionali, che non contribuiscono a rispondere al bisogno di salute che è un diritto fondamentale”, ha dichiarato il direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Mario Melazzini.

“L’Aifa – spiega Melazzini – sta mettendo dei paletti nella negoziazione dei farmaci anti HCV e la Commissione Tecnico Scientifica ha aggiornato i criteri di arruolamento dei pazienti”. È su queste premesse, rilanciate oggi anche dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha inizio l’atteso confronto tra l’Aifa e le aziende produttrici dei “super farmaci” anti-epatite, nuovi antivirali di seconda generazione in grado di portare, nella maggior parte dei casi, alla guarigione completa entro 3-6 mesi.

Netta la posizione espressa da Melazzini: “Il fondo per i farmaci innovativi da 500 milioni l’anno per tre anni, ottenuto grazie al grande lavoro del Ministro Lorenzin e del Governo, ci ha permesso di elaborare un piano di eradicazione triennale del virus dell’epatite C per tutti i pazienti. Le nostre proiezioni, con una prevalenza della patologia stimata all’1%, ci consentono di programmare il trattamento di 80.000 pazienti all’anno per tre anni, per un totale di 240.000”. Per questo, avverte Melazzini, “l’obiettivo di Aifa è quello di arrivare a un prezzo etico; vogliamo arrivare a un felice esito della negoziazione, ma se non dovesse essere così, siamo disponibili anche, in extrema ratio, a chiedere la licenza obbligatoria, con cui lo stato produrrebbe i farmaci anti epatite C senza brevetto e a prezzo più contenuto”.

“Il nostro obiettivo è arrivare a un prezzo congruo per i farmaci”, afferma Lorenzin. “Questa è una fase di contrattazione in cui è l’Aifa che contratta, ma è evidente che la nostra indicazione ormai da mesi è quella di un prezzo congruo rispetto al numero di pazienti che ci sono in Italia. Abbiamo un fondo ad hoc per questi farmaci e il nostro obiettivo è l’eradicazione della malattia. È evidente che la trattativa – conclude il Ministro – deve essere congrua e adeguata all’etica. Vogliamo trattare i nostri pazienti rendendo però il sistema sostenibile.”

Intanto, in base ai dati dei Registri Aifa aggiornati al 13 febbraio, i trattamenti avviati sono stati 67.638. Acquistabile in India a 600 euro, il costo del trattamento con i farmaci in grado di eradicare il virus, per il Sistema Sanitario Nazionale italiano si è abbattuto, negli ultimi mesi, da 70mila a 13mila euro. Tuttavia, per Melazzini sono ancora “troppi, e noi non lo vogliamo”. Proprio in questi giorni iniziano le trattative per il rinnovo delle forniture del “super farmaco” Sofosbuvir, ma nonostante dal 2015 siano disponibili nuove cure risolutive, il virus dell’epatite C è ancora diffuso: nel nostro Paese ogni anno sono circa 1.200 i nuovi casi di contagio diagnosticati e circa 10mila le persone che muoiono a causa di questa patologia e delle sue complicanze (come cirrosi e tumore del fegato).