Endometriosi, SIRU: “Maternità possibile anche con la malattia, ma fino a 8 anni per una diagnosi”

Colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva, ma resta ancora oggi una malattia spesso invisibile e sottovalutata. È l’endometriosi, patologia cronica e infiammatoria che in Italia riguarda oltre 3milioni di donne e che nel 30-40% dei casi è associata a problemi di fertilità. In occasione della Giornata Mondiale dell’Endometriosi, che ricorre il 28 marzo 2026, la Società Italiana della Riproduzione Umana Siru richiama l’attenzione sulla criticità ancora irrisolta che riguarda il ritardo diagnostico: in media possono infatti trascorrere dai 5 agli 8 anni prima di arrivare a una diagnosi corretta. “Il vero problema oggi non è solo la malattia in sé, ma il tempo che passa prima di riconoscerla”, dichiara Antonino Guglielmino, fondatore della Siru. “Un ritardo che può compromettere significativamente la fertilità e la qualità di vita delle pazienti.”

Se in passato la diagnosi di endometriosi era spesso associata a infertilità, oggi lo scenario è cambiato. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita PMA consentono a molte donne di realizzare il desiderio di maternità. “Endometriosi non significa più rinunciare alla maternità”, afferma Edgardo Somigliana, direttore del Pronto Soccorso Ostetrico-Ginecologico e PMA del Policlinico di Milano. “Grazie ai progressi della medicina della riproduzione, possiamo offrire percorsi personalizzati ed efficaci, ma è fondamentale intervenire precocemente.”

Le tecniche di PMA consentono di superare parte delle barriere fisiche e dei processi infiammatori associati alla malattia, aumentando significativamente le probabilità di concepimento. Grazie a un maggiore controllo delle fasi di fecondazione e impianto dell’embrione, è possibile ridurre l’impatto negativo dell’endometriosi sulla fertilità. Le evidenze più recenti confermano l’efficacia della PMA nel trattamento dell’infertilità associata all’endometriosi, anche in assenza di un precedente intervento chirurgico. In casi selezionati, è inoltre possibile adottare strategie di preservazione della fertilità, come la crioconservazione dei gameti, prima di eventuali interventi chirurgici a carico delle ovaie, al fine di tutelare il potenziale riproduttivo della paziente.

L’endometriosi non è più considerata solo una patologia ginecologica, ma una condizione complessa che può coinvolgere diversi organi e avere un impatto significativo anche sul benessere psicologico. Per questo, gli specialisti sottolineano l’importanza di un approccio integrato che coinvolga Ginecologi, Chirurghi, Specialisti della fertilità, Nutrizionisti e Psicologi, ricorda la Siru. È importante rivolgersi a Centri di riferimento che dispongano di tutte queste figure e che abbiano esperienza nella gestione delle pazienti con la malattia, che spesso è complessa e articolata. Alcune Regioni stanno anche promuovendo percorsi diagnostici terapeutici per facilitare una gestione clinica completa. La Siru ribadisce l’importanza nei prossimi anni di diffondere e implementare tali percorsi a livello nazionale.