Emicrania. ‘Centri Cefalee e servizi in affanno. Una rete nazionale per ridurre i tempi e migliorare la presa in carico’

In Italia l’emicrania interessa oltre 6milioni di persone ed è tra le principali cause di disabilità nella popolazione in età lavorativa. Migliorare l’organizzazione dei servizi dedicati a questa patologia, ridurre le disomogeneità territoriali e rafforzare l’accesso alle terapie innovative. Questi i temi al centro dell’evento Il Futuro dell’Emicrania 2.0 - Linee di Indirizzo per la Gestione e la Presa in Carico del Paziente Emicranico, che ha recentemente riunito a Roma Istituzioni, Comunità scientifica, esperti di Sanità pubblica e Associazioni di pazienti. Nel corso dell’incontro è stato presentato il documento di indirizzo Il Futuro dell’Emicrania 2.0, frutto di un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto Clinici, Società scientifiche e rappresentanti delle Associazioni pazienti, con l’obiettivo di ‘definire linee di indirizzo per migliorare l’organizzazione della presa in carico delle persone con emicrania in Italia e promuovere un modello assistenziale più efficiente e omogeneo sul territorio nazionale’.

PATOLOGIA DIFFUSA E ANCORA SOTTOVALUTATA

L’emicrania comporta un costo sociale ed economico stimato in 20miliardi di euro all’anno, tra spese sanitarie e perdita di produttività. Solo l’1,6% dei pazienti accede alle cure preventive, a fronte di disomogeneità territoriali, ritardi diagnostici e accesso limitato alle terapie innovative. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni sul piano scientifico e normativo, la gestione della malattia presenta ancora diverse criticità.

Dal quadro che emerge a livello nazionale – viene sottolineato – l’assistenza alle persone con emicrania risulta ancora frammentata e disomogenea. In molte realtà i servizi dedicati non sono organizzati in modo omogeneo: i Centri Cefalee devono fare i conti con liste d’attesa prolungate e carenza di personale e i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali PDTA risultano spesso incompleti, non aggiornati o non pienamente operativi. A questo si aggiungono un’insufficiente integrazione tra Medicina Generale e Centri specialistici, un burden amministrativo significativo legato alla gestione dei farmaci di ultima generazione e criteri di accesso che non sempre consentono un utilizzo ottimale delle terapie innovative. Ne deriva un accesso non uniforme alle cure, con differenze marcate tra territori e un impatto concreto sulla vita quotidiana delle persone con emicrania.

LE LINEE DI INDIRIZZO PER UNA RETE NAZIONALE DELL’EMICRANIA

l documento Il Futuro dell’Emicrania 2.0 nasce da un percorso di confronto tra esperti, associazioni di pazienti e stakeholder della Sanità e si basa anche sui risultati di una survey nazionale condotta fra i Centri Cefalee. Dalla rilevazione emerge, ad esempio, che a fronte di 6milioni di persone con emicrania, il 75% dei Centri opera con soltanto 1-2 medici dedicati e il 61% è aperto 1-2 giorni alla settimana; inoltre, la maggior parte delle prime visite riguarda pazienti con forme lievi o a bassa complessità che potrebbero essere gestite dal Medico di Medicina Generale. A partire da queste evidenze, il documento propone una serie di linee di indirizzo per rafforzare l’organizzazione della presa in carico:

  • Lo sviluppo di una rete nazionale integrata per la gestione dell’emicrania;
  • La definizione chiara dei livelli assistenziali e dei ruoli dei diversi nodi della rete;
  • La revisione e l’aggiornamento dei PDTA regionali;
  • Il rafforzamento dell’integrazione tra Medicina Generale, Neurologia territoriale e Centri Cefalee;
  • La promozione della digitalizzazione dei percorsi di cura e della raccolta dati;
  • Miglioramento dell’accesso alle terapie preventive innovative’.

L’obiettivo è arrivare a un modello assistenziale ‘più equo ed efficiente, in grado di garantire una presa in carico appropriata su tutto il territorio nazionale’.