Efficace l’inibitore della tirosina chinasi di Bruton (BTK) nella sclerosi multipla recidivante

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L’inibitore della BTK (tirosina chinasi di Bruton), una piccola molecola orale selettiva che penetra la barriera ematoencefalica, ha raggiunto gli endpoint primari e secondari in uno studio di fase 2b che ne ha valutato efficacia e sicurezza in pazienti con sclerosi multipla recidivante. L’inibitore della BTK (SAR442168), di Sanofi, ha ridotto significativamente l’attività di malattia associata alla sclerosi multipla (SM), misurata alla risonanza magnetica.

Lo studio di fase 2 era disegnato per valutare la relazione dose-risposta dopo 12 settimane di trattamento con SAR442168, attraverso la misurazione del numero di nuove lesioni cerebrali alla risonanza magnetica. Lo studio ha valutato 4 diversi dosaggi di trattamento e ha utilizzato i dati ottenuti con il placebo dopo 4 settimane. Per l’obiettivo primario, che ha misurato il numero di nuove lesioni iperintense captanti gadolinio in T1, ai dati di risposta alla dose è stata applicata una procedura di confronto multiplo con modellizzazione, che ha mostrato come il modello esponenziale fosse il più adatto. L’effetto del trattamento con SAR442168 al dosaggio più alto testato è stato una riduzione relativa significativa di nuove lesioni iperintense captanti gadolinio in T1. Per l’obiettivo secondario, che ha misurato il numero di nuove o più estese lesioni iperintense in T2, il modello lineare si è dimostrato il più adatto e, rispetto a placebo, il trattamento con SAR442168 al dosaggio più alto testato ha determinato una riduzione relativa significativa.

L’inibitore della BTK modula le cellule immunitarie sia del sistema adattativo (attivazione delle cellule B) sia della autoimmunità innata (cellule microgliali del sistema nervoso centrale) che si ritiene siano legate alla neuro-infiammazione e neuro-degenerazione a livello cerebrale e del midollo spinale, il cui significato clinico è attualmente allo studio. “I risultati di questo studio ci fanno sperare che SAR442168 possa diventare un trattamento importante per la sclerosi multipla recidivante”, afferma Daniel Reich, Senior Investigator presso il National Institutes of Health, Capo della Translational Neuroradiology Section al National Institute of Neurological Disorders and Stroke, e principale sperimentatore dello studio di fase 2b. “Stanno emergendo dati convincenti sul ruolo del sistema immunitario innato del cervello nelle lesioni attive della sclerosi multipla. Ci sono anche buone ragioni per credere che SAR442168, grazie al suo meccanismo d’azione molecolare e alla capacità di attraversare la barriera ematoencefalica, possa avere effetti aggiuntivi che dobbiamo studiare più approfonditamente. A mio avviso, è importante procedere con sperimentazioni ampie e innovative di questo inibitore della BTK negli studi fase 3 nella sclerosi multipla.”

Negli Stati Uniti e in Europa sono circa 1,2milioni le persone con sclerosi multipla, una patologia cronica, dalla prognosi incerta, che attacca il sistema nervoso centrale. Nonostante le terapie attuali, molti pazienti con sclerosi multipla continuano ad accumulare disabilità, e 1 paziente su 4 soffre di forme progressive per le quali i trattamenti disponibili sono limitati o assenti.