Effetti benefici del caffè… Anche nella malattia di Parkinson

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2-3 tazzine di caffè al giorno non fanno male alla salute. Anzi, potrebbero perfino avere alcuni effetti benefici. Questi dipenderebbero dalla caffeina e probabilmente anche dalle altre sostanze presenti nella bevanda, tra le quali molti antiossidanti, composti chimici che sembrano in grado di prevenire diverse patologie, come tumori e malattie cardiovascolari. Addirittura, secondo alcuni ricercatori del Massachusetts General Hospital, il consumo di caffè sarebbe associato a un minor rischio di contrarre il morbo di Parkinson, anche nei soggetti che sono geneticamente predisposti.

I ricercatori hanno infatti condotto uno studio per analizzare i livelli di caffeina nel sangue su circa 370 persone con e senza il morbo di Parkinson. Ogni gruppo includeva inoltre alcuni soggetti portatori di una mutazione del gene LRRK2, che aumenta il rischio di sviluppare la malattia. Tra i partecipanti che presentavano questa mutazione, quelli con Parkinson avevano una concentrazione di caffeina del 76% inferiore rispetto a quelli non affetti dalla malattia. Allo stesso tempo, i pazienti affetti da Parkinson ma privi della mutazione mostravano una concentrazione di caffeina del 31% inferiore rispetto ai non portatori della mutazione genetica senza Parkinson. Inoltre, i portatori della mutazione che soffrivano di Parkinson consumavano il 41% in meno di caffeina al giorno rispetto ai partecipanti – con e senza mutazione – che non avevano sviluppato la malattia. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Neurology online.

“Questa ricerca è promettente e incoraggia la ricerca futura che esplora la caffeina e le terapie correlate a questa per ridurre la possibilità che le persone con la mutazione genetica sviluppino il Parkinson”, dichiara Grace Crotty, coordinatrice dello studio. “È anche possibile – aggiunge – che i livelli di caffeina nel sangue possano essere usati come biomarcatori per aiutare a identificare quali persone con questo gene svilupperanno la malattia, supponendo che i livelli di caffeina rimangano relativamente stabili.”