
Mentre i casi confermati di ebola a livello mondiale raggiungono quota 1.000, circa 2,95milioni di bambini e adolescenti di età pari o inferiore a 18 anni – il 54% della popolazione delle 31 zone sanitarie colpite – sono a rischio sia a causa dell’ebola stesso che del collasso dei servizi essenziali nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, mette in guardia l’Unicef: “I nostri team nell’Ituri hanno incontrato bambini che hanno perso le madri, in alcuni casi entrambi in genitori, a causa dell’ebola”, dichiara Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef. “I bambini cercano di dare un senso a questa minaccia, circondati da voci e disinformazione online.”
Sebbene la situazione rimanga in continua evoluzione, al 19 giugno 2026 i bambini e gli adolescenti rappresentavano circa il 15% dei casi confermati di ebola e oltre il 25% dei decessi confermati nella parte orientale della RDC. I bambini e gli adolescenti con contagio confermato da ebola hanno una probabilità di morire quasi doppia rispetto agli adulti, il che evidenzia l’impatto sproporzionato dell’epidemia sulle fasce più giovani della popolazione. Sebbene la capacità di effettuare test sia recentemente migliorata, la sorveglianza e il tracciamento dei contatti continuano a essere limitati, anche a causa dell’insicurezza e delle restrizioni di accesso, il che rende le stime attuali soggette a un certo grado di incertezza.
La Provincia di Ituri, in particolare le zone sanitarie di Mongbwalu, Rwampara e Bunia, rimane l’epicentro dell’epidemia, con casi segnalati anche nel Kivu del Nord e nel Kivu del Sud. Nell’Ituri, 135 bambini rimasti orfani a causa dell’epidemia stanno ricevendo sostegno, che comprende assistenza psicosociale, orientamento verso i servizi sociali essenziali e soluzioni di accoglienza alternative. Recentemente è stato inaugurato il primo asilo nido con il sostegno dell’Unicef: uno spazio sicuro che offre assistenza e protezione ai neonati e ai bambini piccoli separati dai genitori e da chi se ne prende cura mentre questi ultimi ricevono cure presso un centro di trattamento per l’ebola. Si prevede che presto ne apriranno altri 2.
I bambini dell’Ituri erano già in una situazione di vulnerabilità prima dello scoppio dell’epidemia. Più della metà dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione cronica e i tassi di vaccinazione sono bassi: più di 1 su 5 non ha mai ricevuto la prima dose del vaccino contro la difterite, il tetano e la pertosse. Queste condizioni rendono l’ebola particolarmente pericoloso, poiché i primi sintomi possono assomigliare a quelli di altre malattie, come la malaria, ritardandone la diagnosi, mentre la malnutrizione accresce la vulnerabilità.
Oltre al contagio e alla perdita dei genitori e di chi si prende cura di loro, i bambini devono affrontare lo stigma e il disagio psicosociale, ricorda ancora l’Unicef. Le epidemie di malattie infettive aumentano inoltre il rischio di violenza, compresa quella sessuale, nei confronti di donne e ragazze. I bambini potrebbero inoltre perdere l’accesso ai servizi da cui dipendono: assistenza sanitaria, nutrizione, vaccinazioni, istruzione, acqua e servizi igienico-sanitari, protezione dell’infanzia e servizi sociali. Nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, questi rischi sono aggravati da anni di conflitto e sfollamenti di massa, che da tempo espongono i bambini alla violenza, allo sfruttamento e ad altri rischi legati alla protezione.
In Uganda sono stati confermati 20 casi di ebola e 2 decessi tra le persone che sono giunte dalla Repubblica Democratica del Congo per sottoporsi a test e cure. Anche alcuni bambini sono stati colpiti: 1 è risultato positivo al test e 19 sono sotto osservazione in quarantena. Nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, l’Unicef sta fornendo sostegno al governo e ai partner, tra cui l’Oms e l’Africa CDC, per contenere l’epidemia attraverso la prevenzione e il controllo delle infezioni, il tracciamento dei contatti, sepolture sicure e dignitose e il coinvolgimento delle comunità, compresi i giovani e i leader locali. Allo stesso tempo, l’Unicef si sta adoperando per garantire la continuità dei servizi essenziali, tra cui l’assistenza sanitaria, la nutrizione, le vaccinazioni, l’istruzione, l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari, nonché la protezione dell’infanzia e i servizi sociali.
L’Unicef richiede inizialmente 70,7milioni di USD per la risposta semestrale, di cui 20milioni di dollari americani non ancora finanziati, nell’ambito del Piano Continentale di Preparazione e Risposta all’Ebola, che coinvolge diversi partner, volto a contenere la diffusione della malattia. L’Unicef chiede inoltre un accesso umanitario immediato, sicuro e continuativo alle comunità colpite. “I bambini sono particolarmente vulnerabili perché dipendono da chi si prende cura di loro e non possono mantenere le distanze da un genitore o da un fratello malato come invece può fare un adulto. Per proteggere meglio i bambini – conclude Russell – abbiamo bisogno di un accesso costante e delle risorse necessarie per raggiungere ogni comunità colpita.”
















