
Nuovo farmaco contro la broncopneumopatia cronica ostruttiva BPCO. Si tratta del dupilumab, un anticorpo monoclonale che agisce sulle due molecole chiave dell’infiammazione di tipo 2 (IL-4 e IL-13) indicato come trattamento aggiuntivo di mantenimento per gli adulti affetti da BPCO non controllata nonostante la terapia inalatoria ottimale, caratterizzata da un aumento degli eosinofili nel sangue. I dati valutati dall’Ema, che lo ha approvato nel luglio 2024, hanno dimostrato che dupilumab, in aggiunta alla terapia standard, riduce in modo significativo le riacutizzazioni moderate e gravi, migliora la funzione polmonare, i sintomi e la qualità di vita dei pazienti. “Le raccomandazioni GOLD, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di esperti sulla BPCO e recentemente ulteriormente aggiornate, pongono l’accento sul ruolo cruciale delle riacutizzazioni: aumentano il rischio di mortalità, accelerano la progressione della patologia e compromettono la qualità di vita”, dichiara il prof. Alberto Papi, ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio e direttore dell’Unità Respiratoria del Dipartimento CardioRespiratorio, Ospedale Universitario Sant’Anna, Ferrara, membro della Commissione Scientifica del gruppo GOLD. “In questo scenario, l’avvento di dupilumab segna la svolta terapeutica che attendevamo da decenni. Dupilumab è infatti il primo farmaco biologico ad agire su una popolazione mirata, che bloccando i pathway IL-4 e IL-13 riduce le riacutizzazioni associate ed offre un’opzione innovativa per un miglior controllo della malattia e una riduzione del carico clinico-assistenziale.”
Dati clinici dell’efficacia del farmaco dovranno ora essere sottoposti all’Agenzia Italiana del Farmaco Aifa prima di approvarne la commercializzazione in Italia.
La BPCO è una malattia caratterizzata da un’ostruzione persistente delle vie aeree, da sintomi respiratori cronici e da frequenti riacutizzazioni che, nel tempo, compromettono progressivamente la qualità di vita. La BPCO rappresenta una sfida sanitaria globale: è infatti la terza causa di morte nel mondo, responsabile di 3,5milioni di decessi nel solo 2021, pari al 5% di tutte le morti.

















