
“I Greci per descrivere il tempo usano 2 termini: kronos è il tempo cronometrico (minuti, settimane... ); kairos è il tempo di cui hai bisogno per fare qualcosa.” Inizia così Due di Noi, docufilm ideato e promosso da Gilead Sciences Italia, con Europa Donna Italia e Tapelessfilm, presentato in questi giorni nel corso della I edizione del Milano Film Fest, in programmazione fino all’08 giugno 2025. Con queste parole, Chiara, 50 anni, insieme a Teresa, 38, cominciano a raccontarsi; 2 storie geograficamente distanti (Chiara vive a Venezia; Teresa a Salerno), ma parallele e profondamente intrecciate nella loro umanità. Entrambe convivono con un tumore al seno metastatico, una diagnosi che solo nel 2022 ha riguardato oltre 52mila donne e che spesso strappa ogni certezza, ogni progetto. Oggi, grazie al progresso terapeutico, la condizione evolve sempre più verso una dimensione di cronicità. “Io sono una persona con una malattia, non sono una persona malata”, dichiara Chiara nel film. “E dunque vivo la malattia come una piccola parte della mia vita che curo.”
Riuscire a raccontare due storie con l’obiettivo di parlare di malattia senza renderla protagonista assoluta delle vite di Chiara e Teresa è la “sfida” del film diretto da Mattia Colombo e Davide Fois e prodotto da Tapelessfilm. “9 mesi di aspettativa di vita è la prognosi che ho ricevuto nel 2020 quando la malattia si è ripresentata”, afferma Chiara Ruaro, protagonista di Due di Noi. “Da allora sono passati 5 anni, una Laurea, una carriera e tante passioni. La vita ti mette davanti a salite molto ripide, spetta a noi decidere come affrontarle. La mia storia, che è fatta anche di paure e di momenti di sconforto, soprattutto quando devo ricevere i risultati degli esami, e che ho avuto la fortuna di raccontare in un modo così amplificato, spero sia di aiuto alle donne che si trovano di fronte a questo percorso. Non si può e non si deve minimizzare, ma si può e si deve prendere il tempo e riempirlo di vita, perché il presente deve essere vissuto a pieno e il futuro e la scienza possono cambiare il nostro cammino.”
C’è poi Teresa, 38 anni, una prima diagnosi di tumore al seno a 31, che poi si trasforma nel 2022 in tumore al seno metastatico. Come Chiara, non vuole essere solo malattia e affronta la vita in modo pieno, coltiva interessi si spende per sensibilizzare e aiutare le donne che incontrano come lei il tumore al seno, progetta il suo matrimonio. “Si chiama cancro, non possiamo evitare di chiamarlo per il suo nome, ciò che dico a me stessa quando sento di crollare è di avere coraggio, mi dico: cadi, sprofonda, attraversa questo dolore e prova a trasformarlo”, racconta Teresa Giordano, protagonista insieme a Chiara di Due di Noi. “Anche a 30 anni quando la vita può essere così difficile il tempo può essere meraviglioso; negli ultimi 7 anni ho fatto cose che non avrei fatto prima. Ho talmente tanti progetti da realizzare nei prossimi anni che non basterebbe un libro per contenerli tutti; il più vicino è il mio matrimonio, con un compagno che mi ha scelto il giorno della mia prima diagnosi e non mi ha mai abbandonata.”
“Quando abbiamo conosciuto Chiara e Teresa, siamo stati travolti emotivamente dalle loro storie”, affermano Colombo e Fois. “2 racconti paralleli e profondamente intrecciati nella loro umanità; 2 donne che nonostante la diagnosi non si fermano. Vivono, progettano, amano. In un mondo che tende a definire le persone attraverso la propria malattia, loro costruiscono ogni giorno un futuro possibile, fatto di piccoli e grandi obiettivi. Un futuro che comincia sempre – e solo – nel presente, ma le donne non sono sole in questo percorso. Le sostiene, infatti, una comunità fatta di altre donne che vivono la loro stessa esperienza e relazioni personali forti. Abbiamo voluto sviluppare un racconto dal vero e una narrazione intrecciata, in cui le storie di Chiara e Teresa si alternano e si specchiano l’una nell’altra per fare emergere, attraverso la quotidianità, le passioni e le relazioni che le circondano, due ritratti di donne di straordinaria resilienza, ma soprattutto di vita.”
Avere quantità di tempo e uno buono stato di salute, per potere poi aggiungere qualità a questa condizione, è il filo conduttore del docufilm, ma è anche l’obiettivo a cui la ricerca scientifica è orientata e che già oggi mostra i suoi primi traguardi. “Le storie di Chiara e Teresa sono una testimonianza preziosa. Ci raccontano in modo indiretto come le terapie possano incidere in modo significativo per le pazienti che ricevono una diagnosi di progressione della malattia”, dichiara la prof.ssa Alessandra Gennari, ordinaria di Oncologia Medica presso l’Università del Piemonte Orientale, coordinatrice della Faculty sulle Neoplasie della Mammella della Società Europea di Oncologia ESMO, direttore della Clinica Oncologica dell’Ospedale Universitario di Novara. “La ricerca è in continua evoluzione e oggi il tumore al seno metastatico, sia nelle forme più aggressive come il tumore al seno metastatico triplo negativo sia nelle forme più diffuse come l’HR+/HER2- (forme positive all’espressione dei recettori ormonali HR (estrogeno o progesterone), può contare su terapie più efficaci che riescono a dare più tempo con una migliore qualità di vita. Per noi clinici vedere affrontare un percorso così difficile con tenacia e voglia di futuro è un grande traguardo; diffondere questo messaggio con la voce delle pazienti è fondamentale.”
“Dedichiamo un’attenzione speciale alle pazienti con tumore al seno metastatico dal 2012, quando abbiamo promosso la prima indagine dedicata a far emergere i loro bisogni”, afferma Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia. “In quel tempo il tumore metastatico era un tabù; oggi lo è molto meno, grazie anche ai progressi della ricerca che hanno permesso di dare una dimensione nuova alla fase avanzata della malattia. Una fase che porta con sé esigenze specifiche, legate non solo alla prospettiva di vita, ma anche alla particolare condizione fisica e psicologica della donna, che si trova ad affrontare scenari molto diversi rispetto a chi convive con la malattia localizzata. Nel tempo – prosegue – non abbiamo mai smesso di restare in ascolto delle pazienti, da questo ascolto sono emerse in particolare cinque richieste che sintetizzano i loro bisogni: le abbiamo racchiuse nel Manifesto del Tumore al Seno Metastatico e ci siamo impegnate per portarlo sui tavoli istituzionali, avviando un’azione di advocacy che chiede alle istituzioni risposte rapide e tempestive.”
“Siamo fieri di essere riusciti – afferma Carmen Piccolo, direttore medico Gilead Sciences Italia – in un tempo breve, quanto mai prezioso, a contribuire al miglioramento della vita di persone che affrontano una malattia oncologica metastatica, grazie a terapie che aumentano l’aspettativa di vita, garantendo che questa possa essere vissuta con qualità.”
















