Disturbo bipolare: una diagnosi spesso tardiva, anche di sei anni

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Il disturbo bipolare è una seria problematica psichiatrica ma la sua diagnosi arriva spesso in ritardo, anche di 6 anni. A sostenerlo è il dott. Giovanni de Girolamo, psichiatra dell’IRCCS Fatebenefratelli, di Brescia. Questo disturbo, che affligge circa l’1% della popolazione generale, ha pesanti costi assistenziali e comporta significativi carichi di assistenza “informale” per i familiari del paziente. Il disturbo bipolare è caratterizzato da gravi alterazioni dell’umore, e quindi delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti. Chi ne soffre può essere al settimo cielo in un periodo e alla disperazione in un altro senza alcuna ragione apparente, passando dal paradiso della fase maniacale o ipomaniacale all’inferno della fase depressiva anche più volte durante la vita. Chi soffre di disturbo bipolare presenta nell’arco della vita episodi ipomaniacali, misti e depressivi (Bipolare di tipo II), solo episodi maniacali (bipolare di tipo I) o ancora episodi maniacali, depressivi e misti. Nei mesi scorsi all’IRCCS si è tenuta la settima edizione del corso di addestramento su “L’Intervento Psicoeducativo per Pazienti con Disturbo Bipolare e Loro Familiari”. Questo corso, mirato a professionisti del campo della salute mentale, era destinato ad addestrare medici e psicologi ad utilizzare il metodo di psicoeducazione di gruppo sviluppato da Colom, Vieta e colleghi a Barcellona, presso uno dei centri leader al mondo nella ricerca sui disturbi bipolari. Con questo metodo strutturato lo staff dell’IRCCS Fatebenefratelli, diretto dal dott. Giovanni de Girolamo, psichiatra, ha trattato in questi anni, nei DSM di Brescia e di Desenzano, più di 200 pazienti, riscuotendo elevati livelli di soddisfazione e di gradimento. I ricercatori sono riusciti a dimostrare, con un articolo apparso su una delle principali riviste internazionali del settore, che tra i pazienti che hanno partecipato al programma di psicoeducazione, le ricadute e i ricoveri ospedalieri erano diminuiti del 60%, con tali differenze mantenute anche a distanza di anni. Ora, in perfetta sincronia con il lavoro svolto sino ad oggi, vengono pubblicati un libro e uno studio sullo stesso argomento. Lo studio, cofirmato dal dott. De Girolamo e dal suo staff, nonché da due autorevoli psichiatri australiani, affronta il tema cruciale dell’intervallo temporale esistente tra l’insorgenza dei primi sintomi di malessere e la formulazione di una precisa diagnosi, elemento indispensabile per mettere in atto i necessari interventi terapeutici. Tale intervallo è di ben 6 anni, il che fornisce straordinarie opportunità per appropriati interventi precoci e di prevenzione secondaria. È un tempo lunghissimo: si pensi a che cosa significherebbe ricevere una diagnosi di tumore 6 anni dopo la sua insorgenza.