Difficoltà a deglutire poco ricercata dopo ictus

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Secondo uno studio pubblicato su Stroke online 2017, poca attenzione verrebbe dedicata alla disfagia – la difficoltà a deglutire – nei soggetti colpiti da ictus. Secondo linee guida largamente accettate, si presume che i pazienti con ictus vengano sottoposti a screening della disfagia, poiché in presenza di questo disturbo aumentano i rischi di polmonite, disidratazione, disabilità e mortalità, come dimostrato da alcune ricerche precedenti. In particolare, lo studio condotto da Raed Joundi, dell’Università di Toronto, su 6.677 pazienti canadesi, rileva che 1 soggetto su 5 con ictus ischemico acuto non riceve lo screening raccomandato per la disfagia.

L’omissione dello screening avviene principalmente nei pazienti con ictus lievi, i quali, rispetto ai casi più gravi, hanno soltanto la metà delle probabilità di esservi sottoposti. Un test della disfagia con risultati positivi incrementa il rischio di esiti infausti nella stessa misura di altri fattori di rischio principali come età avanzata e ictus gravi, e ciò è valido anche in caso di ictus lieve. Secondo i ricercatori, è probabile che questi risultati si possano estendere sia ai pazienti con i meno comuni ictus emorragici che a quelli al di fuori del territorio canadese. L’identificazione precoce della disfagia e del rischio di aspirazione è di importanza critica per evitare conseguenze negative per la salute fra cui aspirazioni e polmoniti, ma anche disidratazione, malnutrizione, perdita di peso e mortalità. Inoltre, queste conseguenze negative correlate alla disfagia conseguente a un ictus potrebbero portare a una riduzione della soddisfazione del paziente legata a prolungamenti della degenza ospedaliera, alla riduzione della possibilità di partecipare ai programmi di riabilitazione e alla riduzione dei livelli di indipendenza dopo le dimissioni.