Diabetologia: “fare meno” a volte è meglio (ma spaventa i pazienti)

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Il 70% dei diabetologi dichiara di evitare le 5 pratiche inappropriate individuate dall’Associazione Medici Diabetologi in collaborazione con Slow Medicine. Ma in oltre 1 caso su 10 si segnalano difficoltà dovute a ostacoli organizzativi e alle possibili obiezioni dei pazienti, che si sentono privati di una cura. Fondamentale migliorare il dialogo con gli assistiti per renderli protagonisti e attori consapevoli del percorso di cura. Ecco dunque le 5 pratiche ad alto rischio di inappropriatezza che erano state stilate con l’obiettivo di favorire una specifica assistenza diabetologica più sostenibile, sobria, rispettosa e giusta, in linea con l’approccio del “fare di più non significa fare meglio” che Slow Medicine porta avanti in Italia, ispirandosi al progetto statunitense del Choosing Wisely:

1.Non utilizzare la terapia insulinica “al bisogno” (sliding scale) per il trattamento dell’iperglicemia nel paziente ricoverato in ospedale;
2.Non prescrivere di routine l’auto misurazione domiciliare quotidiana della glicemia nelle persone con diabete tipo 2 in trattamento con farmaci che non causano ipoglicemia;
3.Non effettuare lo screening indiscriminato delle complicanze croniche del diabetico con modi e tempi diversi da quelli indicati dalle linee guida nazionali;
4.Non trattare in modo indiscriminato i pazienti diabetici con farmaci antiaggreganti piastrinici;
5.Non eseguire nei pazienti diabetici il dosaggio routinario di c-peptide ematico.

A due anni dalla loro pubblicazione, le 5 pratiche da evitare in diabetologia, individuate da AMD insieme a Slow Medicine, sono passate al vaglio di una survey condotta su 422 diabetologi per ricostruirne l’effettivo impatto nella pratica clinica quotidiana. “La proposta di evitare 5 pratiche inappropriate è stata accolta con interesse e messa in pratica dai diabetologi; lo dichiara il 68,4% degli intervistati”, commenta Maria Franca Mulas, coordinatrice del Gruppo di studio AMD Diabetologia Misurata. “Le difficoltà applicative, rilevate nell’11,8% delle risposte, sono originate soprattutto dall’aspettarsi obiezioni del paziente (24%), che può vivere la decisione del medico di evitare un trattamento o un esame come mancanza d’accuratezza nei suoi confronti, e da barriere organizzative (36,4%). Il 95% dei medici ritiene comunque che l’indicazione di evitare le 5 pratiche possa essere implementata nel proprio servizio, l’80% dichiara la sua disponibilità alla pubblicazione di un poster, il 62% parteciperebbe a un progetto per l’esclusione delle 5 pratiche dalle prassi lavorative. Significativo, inoltre, che il 90% degli intervistati consideri la sostenibilità un problema di pertinenza del diabetologo.”