Cuore. “Il 20% degli Italiani si sente ‘non a rischio’ e rinvia i controlli”

1 Italiano su 5 (20%) non si sente a rischio di malattie cardiache; più del 40% si dichiara poco o per nulla informato e oltre 1/3 (35%) ammette difficoltà pratiche nell’adottare concretamente comportamenti salutari. Nonostante il 74% dei cittadini sia consapevole che le malattie cardiovascolari rappresentino la prima causa di morte nel nostro Paese, una parte consistente della popolazione continua a sottovalutarne i rischi e a rimandare i controlli restando su un livello di conoscenza parziale, che spesso non si traduce in azioni coerenti. È quanto emerge da un’indagine condotta da doctolib.it su oltre 2.700 persone tra 18 e 70 anni, in occasione di febbraio, mese dedicato alla sensibilizzazione sui rischi cardiovascolari, allo scopo di misurare il livello di consapevolezza degli Italiani in materia di prevenzione.

“Dall’indagine emerge chiaramente che le principali barriere alla prevenzione, al di là della mancanza di informazione, sono le difficoltà pratiche e le differenze di genere sostanziali”, dichiara Andreina Benedetta Santagostino, cardiologa di doctolib.it. Tra i motivi che rendono difficile adottare comportamenti corretti di prevenzione cardiovascolare, le donne lamentano mancanza di tempo e carichi familiari, mentre gli uomini citano più spesso costi e tempi di attesa delle visite, insieme alla mancanza di sintomi dalla quale deriva la percezione di non essere a rischio. Eppure, rileva la survey, la consapevolezza di che cosa occorra per la protezione cardiovascolare è presente: alimentazione sana, attività fisica, controlli periodici, stop al fumo e riduzione dell’alcol sono infatti riconosciuti quali fattori chiave della prevenzione dalla maggioranza degli intervistati. Il problema sorge tuttavia nell’applicare queste buone intenzioni note alla propria quotidianità.

Sul fronte dei controlli, l’indagine rileva come negli ultimi 6 mesi il 59% dei partecipanti abbia effettuato esami del sangue per monitorare colesterolo e glicemia, mentre l’80% abbia misurato la pressione arteriosa, un dato trainato soprattutto dalla fascia over55, che soffre maggiormente di ipertensione. “I dati mostrano un trend incoraggiante ma spesso legato soprattutto a uno stato di ansia per la propria salute”, prosegue Santagostino. “Per trasformare questa spinta emotiva in una corretta routine clinica, è raccomandabile che dopo i 30 anni venga effettuato almeno 1 volta un check-up ematico completo (comprensivo di emocromo, funzionalità renale ed epatica, profilo glicemico, lipidico e tiroideo) così da avere un quadro di screening completo e non frammentario.”

Il 78% dei rispondenti afferma inoltre di aver eseguito almeno 1 volta – anche grazie alla pratica di attività sportive – l’elettrocardiogramma (ECG) a riposo; il 43% l’ecocardiogramma (o ecocolordoppler cardiaco); il 34% il test da sforzo (o elettrocardiogramma sotto sforzo). Tuttavia, il 9% non ha mai effettuato alcun esame cardiologico, percentuale che sale tra le donne (11%) e le persone con un livello di istruzione più basso (14%).