COVID-19 e test per la ricerca degli anticorpi: fino all’82% di falsi negativi. Verifiche al San Matteo di Pavia

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All’ospedale San Matteo di Pavia stanno eseguendo molte verifiche sui test sierologici per identificare quei KIT che siano realmente capaci di identificare gli anticorpi nel sangue e capire se una persona è infetta e contagiosa. A oggi sono disponibili 3 tipi di test sierologici: 2 quantitativi, di cui 1 con metodo in chemiluminescenza e 1 in EIA, e uno qualitativo, ad immunocromatografia, definibile “rapido” con la risposta di circa 15 minuti. Questa verifica si è resa necessaria in quanto i Kit in questione sarebbero molti ma, come riportato da Emanuela Marziana sulle pagine del quotidiano Il Giorno, almeno uno di questi avrebbe dato falsi negativi nell’82% dei casi.

Proprio da questo tipo di analisi eseguite su un campione di sangue, è possibile capire se un soggetto abbia avuto l’infezione, nel caso per esempio in cui si trovino gli anticorpi tipo IgG, che compaiono dopo 15 giorni; oppure, nel caso risultino presenti gli anticorpi IgM, se l’infezione non sia invece più recente, comparendo questo tipo di anticorpi dopo 7 giorni, e non ci si trovi dunque dinnanzi a un paziente che può essere contagioso.

Per raggiungere questo obiettivo sono stati eseguiti una trentina di prelievi a persone ex positive per COVID-19, che quindi erano risultate malate, con tampone positivo, e successivamente dimesse perché guarite e risultate negativizzate a due tamponi successivi. Fatta salva qualche rara eccezione, i questi casi i risultati delle analisi dovrebbero riscontrare la presenza di IgG, ovvero gli anticorpi contro il virus. Da quanto che riporta Il Giorno, almeno 1 di questi kit test avrebbe invece fornito risultati “pericolosi”: l’82% di falsi negativi. Significa che il test avrebbe potenzialmente considerato come “sane mai contagiate” 8 persone su 10 che invece erano certamente infette da Covid-19. Rischio altissimo, che solo l’esame dell’ateneo pavese e del policlinico ha consentito di disinnescare. La Regione, conclude l’articolo, ritiene che nell’arco dei prossimi 7 giorni si potrebbe già avere la risposta decisiva per identificare il test utile a capire chi possa aver preso la malattia, esserne guarito ed essere così – probabilmente – immune.

Certamente questo dato deve però far riflettere in quanto, in molte città italiane, e in molti laboratori privati, già da qualche settimana vengono eseguiti dei test proprio per la ricerca di questi anticorpi. La domanda circa l’affidabilità e la veridicità di questi test sorge quindi spontanea e sarebbe importante sapere se anche altre Regioni, come sta per esempio facendo la Lombardia, abbiano delegato il proprio Ospedale di riferimento per accertare l’attendibilità dei test che vengono eseguiti.