COVID-19: ecco perché l’uomo è il “sesso debole”

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“Le conoscenze attuali escludono che il testicolo possa essere una sede di accumulo del virus SARS-CoV-2 e quindi avere un ruolo nella gravità della patologia. D’altra parte ad oggi in nessun caso è stato individuato il virus nel liquido seminale di soggetti infetti”, dichiara il prof. Carlo Foresta ai circa 700 partecipanti collegati in streaming per seguire il webinar dal titolo Sistema Endocrino-Riproduttivo e COVID-19. Le cause della maggior gravità e letalità da COVID-19 nel sesso maschile va quindi ricercata nelle intrinseche differenze ormonali e genetiche tra i due generi.

Il prof. Foresta, coadiuvato dalla dott.ssa Manuela Rocca e dal dott. Andrea Di Nisio dell’Università di Padova, evidenzia come cause genetiche e ormonali siano alla base della diversità di manifestazioni cliniche nei due sessi. La diversa costituzione dei cromosomi sessuali, XX nelle donne e XY negli uomini, può determinare una predisposizione del maschio a sviluppare forme più severe dell’infezione. Inoltre gli ormoni maschili, come il testosterone, facilitano l’estensione dell’infezione e quindi lo svilupparsi di manifestazioni cliniche più gravi.

Il dott. Luca De Toni, dell’Università di Padova, propone, sulla base delle evidenze scientifiche internazionali, varie ipotesi di trattamento genere-specifico, analizzando molecole anti-androgeniche già utilizzate per il trattamento del tumore alla prostata. Sottolinea inoltre la possibilità che un farmaco in sperimentazione, il Camostat mesilato, agisca bloccando il meccanismo d’ingresso del virus, con possibile riduzione della capacità infettante.

Frequentemente le donne in gravidanza positive al tampone risultano asintomatiche, tanto da suggerire ai ginecologi cautela per il contagio in tutte le gravidanze anche in assenza di sintomi. Infine è stato sottolineato che i neonati possono contrarre l’infezione dalla madre solo dopo la nascita, poiché non è ancora unanime il giudizio sulla possibile trasmissione attraverso la placenta.

Il prof. Andrea Doria, anch’egli dell’Università di Padova, affrontando il tema dell’approccio terapeutico nel contrasto alla tempesta infiammatoria tipica delle manifestazioni cliniche più gravi, sottolinea come la variabilità delle manifestazioni cliniche dipenda dalla capacità del nostro organismo di elaborare una risposta immunitaria efficiente. Questo avviene attraverso la produzione di una grande quantità di citochine pro-infiammatorie ed è proprio l’infiammazione non controllata a indurre la polmonite ed altre gravi complicanze.