Il Covid riprende forza, e a pagare sono spesso anche gli operatori sanitari. Giuliano: “Senza una vera riforma, si rischia il punto di non ritorno”

SARS-CoV-2 non molla la presa. Sono +71.947 i nuovi casi odierni, con gli attualmente positivi accertati che tornano a superare quota 1milione (1.009.943); ricoveri in area medica e terapie intensive salgono rispettivamente a 7.212 (+177) e 291 (+16, con +40 nuovi accessi). Il forte aumento di contagiati e ricoveri, la fila per sottoporsi ai tamponi e la corsa all’acquisto dei test rapidi sono scene di un film purtroppo già visto, senza contare le difficoltà che talvolta si incontrano per ufficializzare la propria positività, magari nei giorni festivi, quando non diventa certamente facile trovare una farmacia presso cui – muniti di tesserino sanitario e pagando, generalmente, ancora i 15 euro circa – poter comunicare l’esito del tampone agli organi regionali competenti e quindi al proprio medico generalista. “E a fronteggiare l’ennesima ondata di un nemico che sembra non voler cedere di un passo ci sono, in prima fila, sempre loro: gli operatori sanitari, il primo scudo contro un avversario subdolo. Sono, dall’esplosione della pandemia, la categoria di lavoratori maggiormente esposta al rischio di Contagio”, dichiara Gianluca Giuliano, segretario nazionale Ugl Salute. E non si tratta solo di medici, infermieri e OSS, ma anche delle loro famiglie.

“Il rinnovo del contratto della sanità pubblica, ad esempio, si mostra come una toppa per una nave che continua ad imbarcare acqua”, continua Giuliano. “Gli stipendi medi restano ben al di sotto della media dell’Europa, la sicurezza sui luoghi di lavoro è un miraggio, le aggressioni, fisiche e verbali, si moltiplicano e gli organici sono assolutamente insufficienti costringendo i professionisti a turni massacranti. Non ci sorprende allora apprendere come per la prima volta negli ultimi 11 anni il numero dei laureati in Infermieristica sia sceso sotto le 10mila unità. Definirlo un dato allarmante è un eufemismo.”