Coronavirus presente nel 48% delle acque reflue di 100 città. Indagine Lifeanalytics

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Non bastano solo i tamponi per monitorare l’andamento complessivo della pandemia Covid-19 in Italia. Le analisi delle acque, dell’aria e delle superfici degli ambienti lavorativi e ospedalieri possono, anzi, fornire una panoramica più completa sulla diffusione del nuovo coronavirus. Gli esperti del Gruppo Lifeanalytics, azienda attiva da oltre 40 anni in servizi di analisi chimica, microbiologica e biologica, hanno condotto indagini su tutto il territorio italiano al fine di tracciare il materiale genetico del coronavirus su superfici, acqua e aria, con l’obiettivo di fornire ad aziende e Comuni un ulteriore strumento per contenere la diffusione del virus.

Il primo monitoraggio è stato effettuato da aprile ad oggi, all’interno di oltre 180 aziende e strutture sanitarie per verificare la buona riuscita delle attività di disinfezione, garantendo ambienti lavorativi covid-free. Secondo l’indagine, la presenza dell’RNA del coronavirus, in media, è stata rilevata sul 5% delle superfici anche dopo la normale attività di disinfezione. Nonostante la trasmissione del Covid-19 da contatto con superfici contaminate sia meno frequente, questa percentuale identifica comunque un rischio per i lavoratori e per il personale ospedaliero.

Un fattore di rischio contagio sicuramente più alto è rappresentato dall’utilizzo di dispositivi di protezione individuale non adatti al contenimento del virus. Un recente studio pubblicato su Lancet dimostra come le tracce del coronavirus possano resistere anche fino a 7 giorni sull’esterno della mascherina. Lifeanalytics ha eseguito test di efficacia e qualità sulle mascherine fornite ai dipendenti di oltre 50 imprese. I test si sono concentrati sulla resistenza alla penetrazione di sangue sintetico, l’efficienza di filtrazione batterica (BFE) e sulla determinazione della carica microbica sulla superfice. “In questo periodo in cui in molte zone d’Italia le uniche attività aperte producono o distribuiscono beni essenziali, crediamo sia importante trovare un sistema rapido che consenta l’analisi dei rischi e il monitoraggio delle condizioni di sanificazione, sia per garantire la continuità produttiva ma anche per permettere ai dipendenti di lavorare in tutta sicurezza”, dichiara Giovanni Giusto, CEO di Lifeanalytics. “Per questo motivo i nostri laboratori adottano procedure standardizzate che consentono di consegnare in poche ore l’esito dei test effettuati.”

Da sole le analisi ambientali non sono sufficienti per fornire un quadro completo dell’andamento della pandemia: fondamentali restano il monitoraggio delle acque reflue e della qualità dell’aria. Secondo le recenti attività svolte da Lifeanalytics in circa 100 città italiane, la presenza dell’RNA del virus è stata riscontrata nel 48% dei casi nelle acque reflue. “Studi internazionali dimostrano come il monitoraggio delle acque reflue consenta di prevedere, anche con qualche giorno di anticipo, la presenza di un focolaio. Le analisi ambientali e delle acque potrebbero quindi essere un reale strumento in più per prevedere e rallentare la diffusione del Covid-19. Lifeanalytics mette a disposizione delle aziende, dei Comuni ed Enti i suoi 28 laboratori presenti in 14 Regioni per offrire il suo contributo al contrasto della diffusione del virus”, aggiunge Giusto. Le analisi condotte dai laboratori del Gruppo si basano sulla Real Time PCR (Reazione a catena della polimerasi di trascrizione inversa) che include l’estrazione di RNA dai campioni prelevati, ovvero lo stesso metodo utilizzato per identificare la positività di un paziente con il tampone.