“Le conseguenze del lockdown sulla società”

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Come ridefinire i processi nel mezzo di una pandemia? E come comunicare? Sono questi i temi della terza plenaria del XIII Congresso nazionale della società scientifica di health technology assessment, online dal 26 al 30 ottobre 2020. La sessione Accountability tra Governance e Comunicazione è moderata dai membri del direttivo Sihta, Giandomenico Nollo, professore di Bioingegneria, Dipartimento Ingegneria Industriale Università Trento, e Ottavio Davini, già Direttore Dipartimento Diagnostica per immagini, Città della Salute e della Scienza, Torino.

“Non sapevamo nulla di gestione clinica del covid”, dichiara Gaddo Flego, direttore sanitario Ospedale Evangelico Internazionale, ASL4 Chiavarese di Genova, ricordando la prima ondata. “Siamo riusciti a farlo mobilitando le competenze e attivando una logistica per ricoverare anche fuori regione. Tutto questo in un processo di decision making rapido. La nostra storia racconta di un momento drammatico ma che ha stimolato la riflessione sul Ssn nell’operatività normale. Abbiamo usato delle tecnologie già consolidate o innovative per modalità nelle quali non c’erano certezze, come per esempio i caschi e i farmaci. Abbiamo agito in maniera rapida sempre in assenza di evidenze che si sono costruite lavorando. Le poche che esistevano, riferite all’epidemia in Cina, si sono rivelate non così forti, come per esempio l’intubazione precoce. Dagli elementi che abbiamo dell’ondata precedente – afferma a commento dell’aumento esponenziale dei contagi – possiamo dire che il lockdown funziona. La vedo più complicata in questa seconda, nella prima ci sono stati meno litigi e polemiche. Credo sarebbe interessante declinare una Hta in urgenza, una metodologia per affrontare problemi improvvisi. Condividere le proprie opinioni fino ad arrivare a una decisione che sia stata discussa è una cosa importante.”

“Dobbiamo abituarci a una valutazione più flessibile delle prove che avrà un impatto in futuro sul modo in cui faremo medicina”, osserva Paolo Vineis, professore del Centre for Environment and Health, School of Public Health Imperial College London. “Il lockdown funziona sulla base di dati osservativi da cui risulta che le regioni meridionali sono state risparmiate perché il lockdown è stato tempestivo.” Oggi possiamo evitare un secondo lockdown? “Trovare risposte è difficile. A mio avviso abbiamo perso 3 mesi, a giugno luglio e agosto, in cui avremmo potuto fare piccole sperimentazioni. Per esempio, l’app Immuni non è stata saggiata in un contesto concreto come quello dei medici di medicina generale. Probabilmente l’app sarebbe stata utile così come è stato in Sud Corea. Nella prima fase – prosegue Vineis – è stato giustificato essere paternalisti perché ci si doveva basare su simulazioni e su dati tecnici allarmanti. Oggi ci troviamo in una fase in cui gli aspetti valoriali vanno esplicitati perché si sa che il lockdown ha conseguenze molto negative sulla società. Il covid ha rivelato la centralità della scienza nei processi decisionali, ma la scienza non è sufficiente, perché altrimenti ci si adagia nel paternalismo. È in corso un conflitto fra generazioni (giovani vs anziani) e fra settori della società (garantiti del settore pubblico vs categorie precarie). Questo richiede una esplicitazione altrimenti ci si perde in un rivolo di giustificazioni scientifiche o corporativismi. Non è un male che il covid ci costringa a riflettere sulle scelte della società.”

Sulla necessità di comunicare ciò che è complesso si sofferma Mariapia Garavaglia, vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica, presidente dell’Istituto Superiore di Studi sanitari Giuseppe Cannarella, già ministro della Sanità. “Il politico ha un compito: ascoltare per poi fare sintesi. Il covid in questo momento è troppo strumentalizzato per fini elettorali. Non tutti però possono capire perché il 50% degli italiani ha la terza media. Inoltre non abbiamo usato forse gli strumenti per raggiungere i giovani. Oggi abbiamo messo in conflitto il lavoro con la tutela della salute ma non ci sono dei diritti tirannici rispetto ad altri. Sui vaccini è stata creata una grande aspettativa ma i politici imparino ad ascoltare i tecnici. Dopo la pandemia, la comunicazione dovrà diventare il portatore di messaggi plurali con la spiegazione del perché prima dell’opinione.”

“Durante la pandemia – afferma Giovanni Boniolo, professore ordinario dell’Università degli Studi di Ferrara e filosofo della scienza – abbiamo assistito all’applicazione di soluzioni semplicistiche a situazioni complesse. Il Comitato tecnico scientifico è formato da esperti clinici e di salute pubblica ma la situazione è complessa e invade vari ambiti (sociologico, economico, comunicativo, etico e di psicologia sociale). Bisogna fare necessariamente ciò che è giusto ma valutarlo nella complessità degli aspetti. Libertà di espressione non significa parlare a vanvera. Sono a favore – dichiara Boniolo – di una limitazione della libertà di espressione se ciò che viene espresso non è suffragato dalla correttezza. Vi deve essere una autorità che sanziona chi per vanità parla a vanvera. La comunicazione non è la banalizzazione di concetti scientifici. Chi parla a vanvera è un virus che fa male alla democrazia. Non puoi andare in tv e parlare di qualsiasi cosa. Ci deve essere un filtro. Chi propone situazioni semplicistiche – conclude – deve essere o deriso o messo a tacere.”