
Le labbra, negli ultimi anni, sono diventate uno dei principali oggetti del desiderio estetico, anche tra pazienti molto giovani. I numeri offrono uno spaccato del fenomeno: in Italia gli interventi chirurgici di rimodellamento delle labbra e dell’area periorale sono aumentate del +48% in un anno (erano 27mila nel 2023; 40.040 nel 2024). Nello stesso periodo, i trattamenti con acido ialuronico, utilizzato anche come filler labbra, sono cresciuti del +126,6%, passando in un anno da circa 190mila a oltre 430mila procedure, secondo i dati ISAPS. Proprio ai trattamenti per le labbra, dalle tecniche ai cambiamenti socio-culturali, sarà dedicata il prossimo Congresso Nazionale FIME, in programma a Napoli dall’11 al 13 settembre 2026.
“Si sta verificando uno slittamento percettivo: l’esposizione continua a immagini di labbra aumentate, soprattutto sui social, può abituare lo sguardo a volumi sempre maggiori, fino a farli apparire normali o naturali”, dichiara Nicola Zerbinati, presidente della Federazione Italiana Medici Estetici FIME. “Lo conferma uno studio britannico-danese del 2023, pubblicato su Aesthetic Surgery Juornal, dedicato proprio ai filler labbra: secondo gli autori, la ripetuta esposizione a immagini di labbra molto aumentate può modificare i riferimenti estetici e ridefinire ciò che viene percepito come naturale. Anche un secondo studio britannico, pubblicato nel 2025 su Aesthetic Surgery Juornal Open Forum, ha analizzato invece il ruolo di Instagram nelle immagini di ‘prima e dopo’ dei trattamenti labbra. Da questo lavoro emerge che i risultati mostrati sui social tendono a concentrarsi su forme labiali più simili tra loro e meno varie rispetto alla reale diversità dei volti. Il rischio è che la richiesta dei pazienti sia sempre più orientata verso un modello estetico ripetuto e riconoscibile, più che verso l’armonia individuale.”
“L’obiettivo è riportare dentro una cornice medica un trattamento che sui social viene spesso raccontato come semplice, rapido e replicabile”, afferma il prof. Raffaele Rauso. “Il rimodellamento delle labbra è sempre più richiesto, anche da giovanissimi: la soluzione non è sempre aumentare il volume, ma ristabilire una proporzione: tra labbro superiore e inferiore, tra naso e bocca, tra sorriso e profilo. La vera sfida è capire quando usare un filler, quando valutare un approccio diverso come il lip lift e quando, invece, è meglio non intervenire. Un conto è ascoltare il desiderio del paziente; un altro è inseguire un modello visto online. La Medicina Estetica non deve replicare un filtro: deve valutare proporzioni, anatomia, sicurezza e identità del volto. Il ritorno alla naturalezza non significa fare meno Medicina, ma farla meglio.”
Labbra. 5 cose da sapere prima di ritoccarle secondo FIME
- “Più volume non significa sempre labbra più belle. ‘Il filler non deve servire a gonfiare, ma a migliorare un equilibrio’, spiega Rauso. In alcuni casi il problema non è riempire, ma lavorare su forma, proporzione, eversione e rapporto tra labbro superiore, naso e sorriso;
- Il filler non è sempre la risposta giusta. […] la scelta deve partire dalla diagnosi del volto. Se il labbro superiore tende verso il basso e copre gli incisivi, aggiungere filler può appesantirlo ulteriormente. In altri casi può servire una strategia diversa, anche chirurgica;
- Il lip lift non è un filler ‘definitivo’. È un intervento chirurgico che riduce la distanza tra base del naso e labbro superiore, favorendo l’eversione del labbro. Può dare un effetto più pieno senza iniettare materiale, ma non è indicato per tutti. ‘Non è una moda da inseguire’, sottolinea Rauso. ‘È una procedura da indicare solo quando le proporzioni del volto lo consentono’;
- Naturale non vuol dire banale. Filler e lip lift richiedono competenza medica, conoscenza dell’anatomia, prodotti certificati e ambienti adeguati. Per FIME, anche i trattamenti apparentemente semplici restano atti medici;
- I social possono ispirare, ma non devono guidare la diagnosi. Portare una foto dal medico può aiutare a spiegare un desiderio estetico, ma non sostituisce la valutazione clinica. ‘Il risultato non deve copiare un filtro. Deve rispettare il volto’.”

















