Il concime chimico dell’agricoltura? “Potrebbe arrivare dai pesci”

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Il concime delle piante potrebbe derivare dai pesci in un modo molto semplice, come riporta un un articolo di Fabio Florindi, pubblicato su AGI: i pesci d’acqua dolce allevati nei bacini acquaponici artificiali, in genere carpe koi o tilapie, producono sostanze di scarto e ammoniaca sotto forma di escrementi in base alla tipologia di mangimi e alla densità di popolazione della specie. L’acqua contaminata dal materiale organico prodotto dai pesci viene prelevata dalle vasche con una pompa e portata verso un biofiltro, che ospita dei batteri in grado di scindere le molecole di ammoniaca in nitriti e nitrati, cioè l’azoto che è il nutriente principale per la coltivazione delle piante. Una volta passata attraverso il biofiltro, l’acqua, ricca di nutrienti, viene portata alle piante per irrigarle dall’alto verso il basso, in modo da permettere alle radici di assorbire i nutrienti necessari e, contemporaneamente, di purificare l’acqua in eccesso che tornerà nelle vasche dei pesci permettendone la crescita. “Le nuove tecnologie come l’acquaponica vanno inserite in un piano di sviluppo su un orizzonte temporale di 3-5 anni che porti il paese a una nuova dimensione di autosufficienza alimentare ed energetica”, sottolinea Thomas Marino, co-fondatore di The Circle, contattato dall’AGI. Il Sistema dell’acquaponica potrebbe contribuire nel giro di 3-4 anni a ridurre sensibilmente il fabbisogno dell’Italia dai fertilizzanti chimici prodotti all’estero, che hanno visto un’impennata dei prezzi superiore al 100%. Nel 2021, l’Italia ha infatti importato 65milioni di euro di fertilizzanti dalla Russia, 20milioni dalla Bielorussia e 55milioni dall’Ucraina.