Combattere il tremore con gli ultrasuoni

Non più con radiazioni ionizzanti invasive  ma  gli ultrasuoni  per bombardare il cervello. Da qualche anno esistono delle apparecchiature che,  con l’aiuto della RMN , sono in grado di  focalizzare in maniera precisa e con metodica stereotassica, multipli fasci ultrasonori in punti precisi del parenchima cerebrale. Ciò determina incremento di temperatura in bersagli pre determinati, oltre all’effetto fisico della cavitazione, l’esito è la creazione di lesioni che possiamo modellare con precisione sub millimetrica.
Il prof  Domenico Iacopino, docente di neurochirurgia al Dipartimento di Biomedicina sperimentale e neuroscienze cliniche dell’Università di Palermo Paolo Giaccone, ci dice quale patologie possono trarre  maggiore vantaggio da questo trattamento e quali evidenze scientifiche ci sono a tal proposito

“Al momento in Italia abbiamo la certificazione CE, per trattare le seguenti patologie: il tremore, sia quello essenziale che parkinsoniano, ed il dolore centrale. I bersagli che possiamo colpire sono il talamo, il pallido e il nucleo subtalamico. Per le sopra citate indicazioni la tecnica ha ricevuto, nello scorso mese di luglio, anche l’approvazione della food and drugadministration (FDA) statunitense. Per tutti gli altri trattamenti è necessario  chiedere il permesso del comitato etico. Infine, recentemente è stato pubblicato sul New england journal of medicine un importante lavoro multicentrico che conferma la validità dell’utilizzo degli ultrasuoni focalizzati nel trattamento del tremore essenziale “
Quali prospettive ci sono per altre patologie che potrebbero essere trattate con la medesima apparecchiatura?
“Potenzialità enormi ed estremamente affascinanti, oltre ai disturbi del movimento e al dolore neuropatico di cui abbiamo già parlato. Ne cito solamente alcuni documentati dagli studi sperimentali attualmente in corso a livello mondiale, a cui partecipiamo anche noi:
Tumori cerebrali compresa la possibilità di permeabilizzare la barriera emato-encefalica per permettere ai chemioterapici sistemici di raggiungere i siti intracerebrali;  Sindromi psichiatriche come la depressione e l’ansia; L’epilessia, la sclerosi a placche, trombolisi ed emorragia cerebrale, l’idrocefalo.”