Combattere il tremore con gli ultrasuoni

2936

Non più con radiazioni ionizzanti invasive  ma  gli ultrasuoni  per bombardare il cervello. Da qualche anno esistono delle apparecchiature che,  con l’aiuto della RMN , sono in grado di  focalizzare in maniera precisa e con metodica stereotassica, multipli fasci ultrasonori in punti precisi del parenchima cerebrale. Ciò determina incremento di temperatura in bersagli pre determinati, oltre all’effetto fisico della cavitazione, l’esito è la creazione di lesioni che possiamo modellare con precisione sub millimetrica.
Il prof  Domenico Iacopino, docente di neurochirurgia al Dipartimento di Biomedicina sperimentale e neuroscienze cliniche dell’Università di Palermo Paolo Giaccone, ci dice quale patologie possono trarre  maggiore vantaggio da questo trattamento e quali evidenze scientifiche ci sono a tal proposito

“Al momento in Italia abbiamo la certificazione CE, per trattare le seguenti patologie: il tremore, sia quello essenziale che parkinsoniano, ed il dolore centrale. I bersagli che possiamo colpire sono il talamo, il pallido e il nucleo subtalamico. Per le sopra citate indicazioni la tecnica ha ricevuto, nello scorso mese di luglio, anche l’approvazione della food and drugadministration (FDA) statunitense. Per tutti gli altri trattamenti è necessario  chiedere il permesso del comitato etico. Infine, recentemente è stato pubblicato sul New england journal of medicine un importante lavoro multicentrico che conferma la validità dell’utilizzo degli ultrasuoni focalizzati nel trattamento del tremore essenziale “
Quali prospettive ci sono per altre patologie che potrebbero essere trattate con la medesima apparecchiatura?
“Potenzialità enormi ed estremamente affascinanti, oltre ai disturbi del movimento e al dolore neuropatico di cui abbiamo già parlato. Ne cito solamente alcuni documentati dagli studi sperimentali attualmente in corso a livello mondiale, a cui partecipiamo anche noi:
Tumori cerebrali compresa la possibilità di permeabilizzare la barriera emato-encefalica per permettere ai chemioterapici sistemici di raggiungere i siti intracerebrali;  Sindromi psichiatriche come la depressione e l’ansia; L’epilessia, la sclerosi a placche, trombolisi ed emorragia cerebrale, l’idrocefalo.”