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Cellule staminali autologhe per il mal di schiena

Da
Redazione clicMedicina
-
21 Maggio 2021

Curare il mal di schiena cronico con la medicina rigenerativa personalizzata. Dopo anni di ricerche, l’équipe guidata dal prof. Vincenzo Denaro, con Gianluca Vadalà e Fabrizio Russo, ha eseguito al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico i primi trapianti italiani di cellule staminali autologhe, ovvero provenienti dallo stesso paziente. Gli interventi hanno dato il via alla fase clinica della sperimentazione nell’ambito del progetto ACTIVE, finanziato dal Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale (Dimeila) dell’Inail, che prevede complessivamente il reclutamento di 52 pazienti in età lavorativa, dai 18 ai 65 anni, con patologie dei dischi intervertebrali, gli “ammortizzatori” posti fra le vertebre capaci di supportare tutti i carichi, prevalentemente lavorativi e sportivi.

Il mal di schiena è una patologia che colpisce il 97% della popolazione: secondo il Global Pain Index, si stima che in Italia 6 persone su 10 ne soffrano ogni settimana, a casa come sul posto di lavoro. Alla base delle più comuni malattie che interessano la colonna vertebrale (lombalgia, sciatalgia, ernie discali scivolamento vertebrale, deformità) c’è un iniziale danneggiamento del disco intervertebrale visibile precocemente attraverso la risonanza magnetica.

Obiettivo del trapianto di cellule staminali autologhe è la rigenerazione dei dischi intervertebrali danneggiati. La tecnica chirurgica utilizzata, in sperimentazione da oltre 15 anni presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, viene ora eseguita con successo sull’uomo per la prima volta in Italia. Le sperimentazioni finora eseguite hanno mostrato l’assenza di effetti collaterali. I benefici sul quadro clinico del paziente si manifestano già 1 mese dopo l’intervento, con una sensibile riduzione del dolore.

“Le nostre sperimentazioni sulle cellule staminali sono partite più di 15 anni fa”, spiega Denaro, primario emerito di Ortopedia presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. “Abbiamo fatto parte di un programma europeo per la rigenerazione del disco di cui Università Campus Bio-Medico di Roma era l’unico centro italiano coinvolto e nel quale abbiamo maturato l’esperienza su 18 pazienti trapiantati con cellule allogeniche, ossia provenienti da donatore. Sulla base di questa esperienza siamo passati all’utilizzo delle cellule autologhe. Oggi diamo il via all’ultima fase di questo lungo percorso di ricerca realizzato insieme a Inail che vede al centro lo sviluppo della medicina rigenerativa personalizzata applicata a patologie di grande diffusione e impatto sociale.”

“Questa terapia avanzata, attualmente non ancora utilizzata in ambito clinico, utilizza cellule mesenchimali autologhe presenti all’interno del midollo osseo, prelevate dalla cresta iliaca dello stesso individuo”, spiega Vadalà, medico dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e ricercatore in malattie dell’apparato locomotore. “Il sangue midollare viene inviato presso la Cell Factory della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, partner del progetto, dove le cellule vengono isolate e moltiplicate fino a un numero ideale per favorire la rigenerazione.”

Con il passare del tempo i dischi intervertebrali, alti circa 6 millimetri e composti di un nucleo polposo ricco per oltre l’80% di acqua, tendono a collassare e a perdere il loro contenuto determinando quel dolore vertebrale spesso invalidante. Le cellule staminali trapiantate stimolano la produzione di quelle sostanze che reidratano i dischi ottenendo anche l’effetto di spegnere il processo infiammatorio responsabile del dolore. Viene così ripristinato il livello originario di ammortizzazione del disco intervertebrale restituendo l’originaria elasticità che elimina il dolore cronico. “È come se queste cellule restituissero vita al disco danneggiato – commenta Russo – facendo tornare il tessuto da degenerato a sano e ripristinando la capacità biologica ammortizzante. Nel caso dei dischi intervertebrali il risultato è ancora più significativo.”

Attualmente non esiste una terapia in grado di ripristinare la funzionalità del disco intervertebrale degenerato. Ad oggi i casi cronici sono spesso trattati conservativamente con farmaci anti-infiammatori e fisiokinesiterapia ma soprattutto chirurgicamente, mediante rimozione del disco che indebolisce ulteriormente il sistema ammortizzante e con trattamenti di stabilizzazione vertebrale quando le vertebre si deformano o scivolano. Tali stabilizzazioni, proprio per la soppressione di una cerniera di movimento, possono portare il problema a riproporsi.

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