
Lo scenario della celiachia in Italia è in rapida evoluzione: lo screening combinato alla diagnosi del diabete di tipo 1, la possibilità di estendere la diagnosi senza biopsia anche agli adulti, le recenti evidenze sui biomarcatori e il follow-up dei pazienti, alla luce delle nuove linee guida europee, che propongono un approccio personalizzato nel medio e lungo termine. La Società Italiana di Gastroenterologia e Endoscopia Digestiva SIGE ha dedicato una sessione del XXXII Congresso Nazionale delle Malattie Digestive 2026, promosso dalla Federazione Italiana delle Società delle Malattie dell’Apparato Digerente FISMAD, proprio alle novità terapeutiche e diagnostiche.
La diagnosi “biopsy-free”, introdotta in Europa per i bambini nel 2012, sta trovando spazio anche negli adulti: “Diversi studi condotti nella popolazione adulta hanno dimostrato che livelli superiori a 10 volte il valore normale degli anticorpi anti-transglutaminasi IgA hanno un elevato valore predittivo, aprendo la possibilità di evitare la biopsia in pazienti selezionati”, dichiara la prof.ssa Fabiana Zingone, associata di Gastroenterologia presso l’Università degli Studi di Padova e membro del Consiglio direttivo SIGE. “Per la prima volta, questa opzione (diagnosi senza biopsia quando i livelli di anticorpi tTG IgA>10 volte il valore normale), è stata inclusa nelle linee guida europee del 2025, se applicata a soggetti con età inferiore ai 45 anni, privi di sintomi di allarme e seguiti presso Centri di riferimento, previa conferma della positività sierologica in un secondo prelievo.”
Allo stesso tempo, stanno emergendo nuovi biomarcatori, tra cui il rilascio di interleuchina-2 nel siero immediatamente dopo l’esposizione al glutine: “L’utilizzo dell’IL-2 come biomarcatore – prosegue Zingone – potrebbe aumentare l’accuratezza diagnostica sia nel contesto di una diagnosi biopsy-free sia nei pazienti già a dieta senza glutine, così come potrebbe migliorare le nostre conoscenze sui livelli minimi di glutine capaci di stimolare l’attivazione immunitaria”.
GESTIONE DELLA MALATTIA
Sul fronte terapeutico, la dieta senza glutine rimane l’unico trattamento approvato, “ma circa 1 paziente su 5 continua a manifestare sintomi o segni di malattia, nonostante una presunta corretta aderenza alla dieta”, afferma ancora Zingone. “Per questo motivo, è in corso un’intensa attività di ricerca su nuove terapie che possano affiancare la dieta, con l’obiettivo di modulare la risposta infiammatoria al glutine. Tra le strategie allo studio, vi sono farmaci che interferiscono con l’azione della transglutaminasi o con la presentazione del glutine alle cellule dell’infiammazione, oltre a inibitori selettivi di specifiche citochine coinvolte nella cascata infiammatoria. Pur essendo ancora in fase preliminare, queste ricerche rappresentano prospettive concrete per il futuro.”
LA MALATTIA IN ITALIA
“In base all’annuale Relazione al Parlamento sulla Celiachia a cura del Ministero della Salute, sappiamo che le diagnosi raggiungono quasi i 280mila casi, con una prevalenza sulla popolazione generale ancora sotto il 50%”, dichiara Rossella Valmarana, presidente della Associazione Italiana Celiachia AIC. “Più della metà dei celiaci restano ancora nella parte sommersa dell’iceberg, simbolo ancora valido per descrivere la malattia, in Italia e nel mondo.” Primo e unico Paese a livello globale, l’Italia nel 2023 ha approvato la Legge 130, che introduce lo screening neonatale di celiachia e diabete di tipo 1. Fatto e concluso lo studio pilota nelle regioni Sardegna, Campania, Marche e Lombardia, l’applicazione su scala nazionale partirà dall’anno in corso. “Oltre che nuove diagnosi – continua Valmarana – ci attendiamo dallo screening informazioni scientifiche nuove, che possano scrivere nuove pagine della storia naturale della malattia celiaca.”















