La prevenzione HIV in Italia diventa long acting

ViiV Healthcare – partecipata da GSK, azionista di maggioranza, e Shionogi – ha annunciato nei giorni scorsi che cabotegravir iniettabile a lunga durata d’azione CAB LA e in compresse è ora disponibile in Italia per la prevenzione dell’HIV. Non più 1 compressa al giorno, ogni giorno, ma solo 6 somministrazioni all’anno. Questa la rivoluzione del cabotegravir CAB LA, primo farmaco iniettabile a lunga durata d’azione per la profilassi pre-esposizione PrEP, ora disponibile nel nostro Paese. Mentre i dati del 2024 confermano una stabilità preoccupante nelle diagnosi (oltre 2.300 nuovi casi), questa nuova opzione terapeutica promette di abbattere le barriere psicologiche e pratiche che spesso portano all’abbandono della prevenzione. Gli studi internazionali dimostrano inoltre un’efficacia di cabotegravir nettamente superiore alla tradizionale pillola quotidiana, con una riduzione del rischio di contrarre il virus che arriva fino al 90% nelle donne e al 69% negli uomini e donne transgender.

L’Italia ha giocato un ruolo pionieristico in Europa, testando il farmaco in Centri d’eccellenza in Lombardia e Lazio. “Rappresenta un passo avanti fondamentale: soluzioni più aderenti ai bisogni individuali e capaci di superare i limiti della PrEP orale quotidiana”, dichiara la prof.ssa Antonella Castagna, del San Raffaele di Milano. Uno dei “nemici” principali della prevenzione è lo stigma: portarsi dietro un flacone di pillole può essere un promemoria costante della malattia o una minaccia alla propria privacy. Inoltre, l’iniezione ogni 2 mesi elimina il bisogno di gestire farmaci quotidianamente, favorendo inoltre l’aderenza terapeutica, con le sole 6 assunzioni l’anno che garantiscono una protezione costante e riducono il rischio di dimenticanze. Ogni somministrazione diviene inoltre un’occasione per uno screening completo della salute sessuale.

“Queste opzioni a lunga durata permettono di intercettare precocemente possibili fattori di rischio”, afferma il prof. Andrea Gori, dell’Università di Milano. “Il farmaco può aiutare le popolazioni più fragili – come migranti, donne e persone transgender – a superare le barriere d’accesso ai Servizi sanitari”, dichiara il prof. Andrea Antinori, Inmi Spallanzani di Roma. L’approvazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco Aifa non è solo un atto burocratico, ma una “scelta di visione”: “L’innovazione oggi punta a superare il peso della cronicità”, afferma Vincenzo Palermo, AD di ViiV Healthcare Italia. “Vogliamo minimizzare la percezione costante della malattia e garantire un’aderenza che è fondamentale per fermare la trasmissione del virus.”