Broncopneumopatia cronica ostruttiva BPCO. “Obiettivo terapeutico mantenere la stabilità clinica, COPD stability

Cronica, ingravescente, recidivante. Quando si parla della broncopneumopatia cronica ostruttiva BPCO, sigla che riunisce le vecchie bronchite cronica ed enfisema polmonare, la percezione è quella di una patologia inarrestabile nel proprio decorso. Ma oggi, almeno in alcuni casi, non è più così. Si può finalmente cambiarne la prospettiva: la BPCO si può stabilizzare, per diversi mesi, grazie ad un approccio terapeutico appropriato ed efficace. L’obiettivo diventa raggiungibile con il concetto emergente di COPD stability (chronic obstructive pulmonary disease stability), inteso come obiettivo terapeutico: mantenere nel tempo una condizione di stabilità clinica che consenta di “rallentare” anche per mesi il danno delle vie respiratorie. Questo obiettivo si traduce in un azzeramento delle riacutizzazioni senza avere un peggioramento della qualità di vita e dei sintomi. Esistono già evidenze che mostrano come grazie alla triplice terapia, si possa arrivare addirittura a 1 anno di “stabilizzazione” della patologia in oltre 1 malato su 4. Lo dicono i dati post hoc derivanti dagli studi Impact e Fulfil, presentati pochi mesi fa al Congresso dell’American Thoracic Society ATS, negli USA.

Secondo The Lancet Respiratory Medicine (2025), basato su dati aggiornati al 2021, la BPCO colpisce oltre 213 milioni di persone nel mondo, cifra basata sui casi diagnosticati e confermati. Tuttavia, stime epidemiologiche più ampie, riferite dalla International Respiratory Coalition, che includono anche i casi non diagnosticati, indicano che il numero reale possa superare le 300milioni di persone, corrispondenti a una prevalenza globale dell’11,7%. Sempre con riferimento al 2021, le malattie croniche non trasmissibili (NCDs) hanno causato oltre 43milioni di morti, di cui 4,4milioni per patologie respiratorie croniche, con quasi il 40% dei decessi in persone con meno di 70 anni. In Italia, i dati confermano un aumento delle patologie respiratorie croniche, troppo spesso diagnosticate tardivamente, mentre i sintomi iniziali – tosse persistente, affanno, infezioni ricorrenti – restano sottovalutati.

“Oggi la stabilizzazione della malattia nelle persone con BPCO può rappresentare un obiettivo terapeutico realistico”, dichiara Fulvio Braido, direttore Clinica Malattie Respiratorie e Allergologia, Ospedale Policlinico IRCCS San Martino di Genova. “Si può definire come l’assenza di peggioramento o peggioramento minimo di FEV (parametro chiave dell’esame spirometrico) e, sul fronte clinico, di assenza di riacutizzazioni oltre che di peggioramento significativo dello stato di salute. Gli studi dicono che la triplice terapia può modificare profondamente il quadro, rispetto alla duplice, con sostanziale rallentamento dell’evoluzione negativa più significativo e quindi potenziale miglior prognosi per il malato.”