BPCO: terapia italiana migliora la respirazione

La rivista scientifica The Lancet pubblica i risultati dello studio TRINITY, che ha dimostrato per la prima volta la superiorità della terapia tripla a dose fissa extrafine ICS/LABA/LAMA, sviluppata da Chiesi, nei confronti del LAMA (tiotropio), una delle terapie più comunemente utilizzate nei pazienti con Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO). Lo studio, guidato da Jørgen Vestbo, già Presidente della European Respiratory Society (ERS) e Professore di Medicina Respiratoria presso la University of Manchester (Regno Unito) e la University of Southern Denmark, è stato condotto su 2.580 pazienti con età superiore ai 40 anni e con un quadro di BPCO grave o molto grave. I pazienti sono stati divisi in tre bracci: un gruppo è stato trattato con l’associazione tripla a dose fissa (ICS/LABA/LAMA), un altro gruppo con la terapia tripla estemporanea (combinazione a dose fissa ICS/LABA più LAMA, assunti con due diversi inalatori) e un terzo gruppo con il tiotropio (LAMA). Al termine di 52 settimane di trattamento, l’associazione tripla a dose fissa di Chiesi è risultata superiore al tiotropio sulla base dei seguenti risultati, statisticamente e clinicamente significativi:

Tasso annuale di riacutizzazioni moderate e severe ridotto del 20%;

Funzionalità polmonare, espressa attraverso il FEV1 (Forced Expiratory Volume in 1 second), aumentata di 61 mL.

Altro dato rilevante sia per i pazienti che per i medici, nello studio TRINITY non è stato osservato un aumento del rischio di polmonite legato all’uso di ICS. Il profilo di efficacia e sicurezza dell’associazione tripla fissa, inoltre, è risultato sovrapponibile a quello della terapia tripla estemporanea, aggiungendo il vantaggio, per i pazienti, di utilizzare un solo dispositivo in grado di erogare i tre principi attivi:

Il corticosteroide antinfiammatorio per via inalatoria (ICS) beclometasone;

Il broncodilatatore LABA (agonista β2 a lunga durata d’azione) formoterolo;

Il broncodilatatore LAMA (antagonista muscarinico a lunga durata d’azione) glicopirronio.

Un ulteriore vantaggio è dato dalla formulazione in particelle extrafini, che permette ai principi attivi di raggiungere non solo le vie aeree centrali, ma anche le piccole vie aeree. La BPCO è infatti caratterizzata da un’infiammazione cronica che causa modifiche strutturali, restringendo il lume delle piccole vie aeree e distruggendo il parenchima polmonare. Si stima che oltre il 90% dei pazienti sintomatici con BPCO presenti un danneggiamento delle piccole vie aeree.

Nello studio TRILOGY4, pubblicato su The Lancet lo scorso settembre, la stessa associazione tripla fissa di Chiesi aveva già dimostrato un’efficacia superiore rispetto alla terapia combinata a dose fissa ICS/LABA (uno standard di cura nella BPCO) su un ampio numero di parametri clinici, mostrando una riduzione del 23% della frequenza annua delle riacutizzazioni, un miglioramento della funzionalità polmonare e una riduzione della dispnea.