Boom di donazioni sangue dopo l’emergenza neve e terremoto

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In maxi emergenze boom donazioni sangue, ma serve più coordinamento. Per il sisma a Amatrice, l’incidente ferroviario di Andria del luglio 2016 e il terremoto nel centro Italia del 24 agosto, la solidarietà dei cittadini è scattata immediatamente, con le donazioni di sangue più che triplicate in pochi giorni, ma in caso di disastri simili l’indicazione più appropriata è “diluire” gli afflussi secondo le indicazioni delle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue che si interfacciano a loro volta con le Strutture regionali per il coordinamento delle attività trasfusionali (SRC), gli hub periferici deputati a coordinare i servizi trasfusionali di ogni Regione. Di tutti gli aspetti della risposta sanitaria agli eventi catastrofici si discute in questi giorni al convegno “Sistema Sangue e Maxi-Emergenze”, organizzato dal Centro Nazionale Sangue a Roma.

Un afflusso notevole, spiegano gli esperti, generato soprattutto dopo alcuni appelli a donare a livello locale subito rimbalzate sui media, che però poteva essere diluito nel tempo, mentre nei giorni successivi agli eventi il piano prevede che si utilizzino appunto le scorte accantonate, oltre eventualmente a attingere da quelle delle altre regioni. Il rischio paventato dagli esperti, che hanno ricordato che dopo 42 giorni le unità non si possono più utilizzare, è che una raccolta troppo grande nei giorni immediatamente successivi all’emergenza possa poi portare a uno stop a medio termine nelle donazioni. Obiettivo principale del convegno è “favorire, anche mediante lo scambio reciproco di informazioni sui modelli organizzativi, una interazione e tutte le possibili sinergie tra le istituzioni, i professionisti e le Società Scientifiche nonché il mondo del volontariato del sangue”.