Bergamo. Trapiantato un cuore ancora battente grazie alla nuova “scatola sterile”

Eseguito martedì 19 marzo 2024 il trapianto di un cuore giunto a Bergamo ancora battente grazie alla speciale apparecchiatura OCS – Heart per la conservazione e cura degli organi, disponibile in pochissimi Centri in Italia e da poco in dotazione all’ASST Papa Giovanni XXIII. È il primo trapianto cardiaco realizzato all’Ospedale di Bergamo con l’innovativo sistema, un’apparecchiatura portatile di perfusione cardiaca conosciuta anche come “cuore in una scatola”, che rappresenta una delle più significative innovazioni tecnologiche nel campo dei trapianti e della preservazione d’organo. A ricevere il cuore da donatore, un 58enne che da circa 2 anni era supportato da un dispositivo di assistenza ventricolare meccanica (VAD). Il paziente ora sta bene ed è stato dimesso dalla Terapia Intensiva. A prelevare il cuore nelle sale operatorie di un Ospedale di fuori Regione, un’équipe mista di Cardiochirurghi anestesisti e perfusionisti partita da Bergamo.

Dopo il prelievo, il cuore del donatore ha ripreso a battere nella scatola sterile, irrorato da sangue caldo e ossigenato, per ridurre il periodo di non perfusione, particolarmente dannoso per gli organi. È questa infusione continua nelle coronarie a garantire la contrattilità e la pulsatilità del cuore del donatore. I Cardiochirurghi possono monitorare tutti i valori dell’organo, valutare in tempo reale lo stato di salute del cuore, intervenire per modificare i parametri emodinamici e metabolici al fine di migliorare la funzionalità, ma anche valutare, con maggior tempo a disposizione, se interrompere il trapianto, qualora il cuore donato sia ad alto rischio di disfunzione immediata. Il “cuore in una scatola” ha il vantaggio di poter dilatare il tempo disponibile per i Cardiochirurghi tra prelievo e trapianto: è ora possibile far arrivare a Bergamo l’organo da un donatore idoneo con un tempo superiore alle 4-6 ore necessarie per il trasporto, tempo considerato a rischio per la disfunzione precoce dell’organo. Ciò rende possibile recuperare il cuore anche quando l’Ospedale presso il quale deve essere effettuato il prelievo si trovi in un’area geografica poco accessibile, ad esempio perché lontana dagli aeroporti. Possono quindi essere utilizzati organi che avrebbero altrimenti avuto scarse probabilità di arrivare al paziente ricevente con la necessaria funzionalità. Inoltre, il sistema consente di accettare cuori con una funzione non ottimale, e valutare nella fase di perfusione nella “scatola” la qualità dell’organo prima di poterlo impiegare per il trapianto.

“Aver acquisito questa attrezzatura, con un notevole investimento da parte dell’Ospedale, significa per noi mettere a disposizione dei nostri pazienti in lista d’attesa una possibilità in più per ricevere un organo da donatore”, dichiara Amedeo Terzi, responsabile del programma Trapianti di Cuore dell’ASST Papa Giovanni XXIII. “Ci aspettiamo che questo si traduca a regime in una riduzione dei tempi di attesa per chi è in lista per un trapianto.”

La disponibilità di organi per il trapianto rimane molto limitata e comunque inferiore rispetto al numero di pazienti in lista d’attesa. Anche per questo ogni cuore donato è estremamente prezioso. Secondo le ultime rilevazioni disponibili a livello nazionale, su 190 cuori proposti per un trapianto fuori Regione nel 2022 dai vari Centri italiani, solo 32 (16,8%) sono stati accettati, e infine 23 trapiantati (12,1%). Il mancato utilizzo è dovuto nel 37,4% dei casi alla “marginalità dell’organo”, ovvero al fatto che, per vari motivi, l’organo venga ritenuto non idoneo a garantire una sufficiente funzionalità dopo il trapianto; il sistema OCS può rivelarsi utile anche per contribuire a ridurre questo dato.

“Investire in dotazione tecnologica nell’ambito dei trapianti significa aumentare le possibilità che un paziente in lista per un organo da donatore, in questo caso il cuore, possa ricevere una cura salvavita”, dichiara Mauro Moreno, direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII. “Oltre ad aver acquistato questa nuova attrezzatura, stiamo investendo molto anche sul piano organizzativo e tecnico. Abbiamo introdotto una sala chirurgica riservata alle emergenze in orario diurno, per limitare le sovrapposizioni tra gli interventi chirurgici non programmabili e i trapianti e per aumentare la disponibilità ad accettare da altri centri gli organi donati. Il trapianto cardiaco a cuore fermo su paziente pediatrico, eseguito a dicembre a Bergamo per la prima volta in Italia, testimonia il nostro impegno ad introdurre le tecniche più innovative per i pazienti in attesa di un organo da donatore.”