Bassa istruzione, stress e povertà danneggiano la salute del cuore

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Inferiore livello di scolarità e disagio sociale peggiorano la salute cardiovascolare, anche dopo la correzione dei fattori di rischio. Lo ribadiscono i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare ISS e AMCO-HCF presentati alla V Conferenza di Prevenzione Cardiovascolare presso l’Istituto Superiore di Sanità. Il report rileva infatti come anche in Italia queste differenze socio-economiche si ripercuotano sulla salute: gli ipertesi, i dislipidemici, gli obesi, i diabetici sono maggiormente concentrati fra i soggetti che presentano livelli di scolarità più bassi, così come pure certi stili di vita, quali per esempio l’inattività fisica e l’abitudine al fumo, una tendenza iniziata 10 anni fa e che oggi si conferma in aumento.

“Questi dati ci confermano la necessità di costruire un’azione tempestiva in termini di prevenzione primaria a partire dall’educazione a corretti stili di vita sin dalla scuola primaria”, dice Walter Ricciardi, presidente dell’ISS. “Se questa tendenza si stabilizza o si conferma è infatti a rischio la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.”

Analizzando i dati di diversi Paesi, infatti, è stato dimostrato che i fattori socio economici e psicosociali influenzano il rischio di malattia cardiovascolare in modo indipendente e, oltre a determinare un aumento del rischio di primo evento e peggiorare la prognosi, possono ostacolare l’aderenza alla terapia e vanificare gli sforzi per migliorare lo stile di vita e promuovere la salute e il benessere della popolazione e dei pazienti. Fra questi fattori possiamo elencare il livello socio-economico, l’isolamento sociale e la mancanza di supporto sociale, lo stress lavorativo e familiare, la depressione e l’ostilità.