“L’aspirina riduce il rischio di un secondo infarto, ma viene assunta solo dal 65% di Inglesi e Americani e dal 16,5% di Etiopi e Afghani che dovrebbero farne uso”

Secondo alcuni ricercatori americani, l’aspirina a basse dosi, nonostante venga raccomandata a molti cardiopatici come prevenzione secondaria e cioè dopo avere avuto un infarto, molto spesso non viene assunta. Eppure, diversi studi hanno rilevato come, specialmente in chi ha avuto proprio un infarto, l’uso regolare del medicinale sia in grado di ridurre i rischi di un secondo infarto cardiaco. La ricerca è stata condotta dalla Washington University e dalla University of Michigan, con la collaborazione di altre istituzioni internazionali. I dati hanno riguardato 51 Paesi nei quali i sondaggi sull’uso del farmaco sono stati condotti e riveduti per 7 anni, dal 2013 al 2020. A livello generale, emerge che solo il 40% dei cardiopatici ai quali è stata prescritta assume effettivamente l’aspirina. Analizzando la distribuzione geografica, in Paesi come Etiopia, Benin e Afghanistan solo il 16,5% dei malati che dovrebbe farne uso la assume; al contrario, in Inghilterra e Stati Uniti, per esempio, la percentuale dei cardiopatici che ricorrono all’aspirina per prevenire infarti e ictus aumenta al 65%. Lo studio è stato pubblicato su JAMA.