
10milioni di Italiani vivono con dolore cronico. Un dolore che non finisce, che cambia la vita, che impedisce di lavorare, di dormire, di avere una vita sociale soddisfacente. Una malattia riconosciuta a livello internazionale come tale, con radici fisiche, psicologiche e sociali. Eppure, in Italia, chi ne soffre non ha le stesse possibilità di cura a seconda di dove abita; spesso non sa nemmeno dell’esistenza dello specialista dedicato. Questi i temi al centro del dibattito che la Società Italiana Anestesia Rianimazione e Terapia Intensiva e del Dolore SIAARTI rilancia, a quasi 2 mesi dal proprio congresso di area Medicina del Dolore, svoltosi a Riccione lo scorso aprile, con una richiesta precisa alle Istituzioni: “Un atto normativo vincolante che metta fine alla disomogeneità oggi esistente nella cura del dolore cronico”.
LA LEGGE
In Italia esiste da anni una Legge – la 38 del 2010 – e un riconoscimento formale della terapia del dolore come specialità medica autonoma. Ma il passaggio dalle norme alla realtà è ancora incompleto e disuguale, sottolinea SIAARTI. Un caso concreto è stato illustrato dal dott. Paolo Cotogni: in Piemonte, il tariffario regionale approvato nel 2024 non associava alcune terapie tipiche degli specialisti del dolore alla branca corretta, attribuendole invece a Radiologi o Neurochirurghi. Lo specialista giusto non poteva erogare ufficialmente quelle cure. Il problema è stato corretto solo nel 2025, dopo ripetute richieste. Un’eccezione positiva nella stessa Regione: grazie a una delibera del 2014, l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino dispone di 9 posti letto dedicati alla terapia del dolore, caso ancora raro in Italia.
Ci sono Regioni con Reparti dedicati e posti letto per la terapia del dolore, e Regioni che ne sono invece sprovviste, ricorda ancora SIAARTI; alcune Regioni che rimborsano determinate terapie innovative o, addirittura, situazioni differenti perfino tra i diversi ospedali di una medesima Regione.
“Il dolore cronico è spesso sottovalutato perché non immediatamente visibile”, dichiara la prof.ssa Silvia Natoli, responsabile dell’Area Culturale SIAARTI Dolore e Cure Palliative. “Non solo per il paziente, ma anche per gli amministratori. La mancanza di una codifica della patologia rende difficile comprendere quante persone si rivolgono ai nostri Ambulatori e perché.” Il dolore cronico non si vede, non lascia tracce evidenti, non finisce sui referti. Ed è proprio questa sua invisibilità – agli occhi dei pazienti, dei Medici di Medicina Generale, degli amministratori sanitari – che rende così difficile conferirgli l’attenzione dovuta sul piano istituzionale, ribadisce ancora SIAARTI.
“Il dolore cronico non è un sintomo: è una malattia”, dichiara il dott. Arturo Cuomo. “Il dolore cronico coinvolge la sfera psicologica, relazionale e lavorativa della persona, determinando frequentemente condizioni di vera e propria disabilità dolorosa.” Chi ne soffre spesso non riesce a lavorare, si isola, sviluppa depressione. Il costo umano è enorme. Quello economico – tra giornate lavorative perse, accessi impropri al pronto soccorso, terapie non appropriate – lo è altrettanto, ricorda ancora la Società scientifica.
“È fondamentale definire Percorsi Diagnostico-Terapeutici condivisi, Strutture adeguatamente accreditate e reti realmente operative”, afferma il dott. Cesare Bonezzi. “Solo attraverso un’organizzazione omogenea sarà possibile garantire appropriatezza clinica, continuità assistenziale e accesso uniforme alle cure. La disciplina si occupa di pazienti complessi, spesso con patologie croniche di confine tra varie specialità, che richiedono un approccio interdisciplinare e competenze altamente specifiche. È fondamentale garantire una corretta valorizzazione delle procedure terapeutiche e mininvasive, alla luce dell’evoluzione tecnologica e dei costi organizzativi che esse comportano.”
Il nodo centrale non è la mancanza di conoscenze mediche né di documenti tecnici, ma la mancanza di uno strumento normativo che obblighi le Regioni ad applicare le stesse regole: “Come SIAARTI abbiamo dimostrato negli anni la capacità di produrre documenti tecnici di alto livello”, dichiara il prof. Antonino Giarratano, past president SIAARTI e componente del Comitato Tecnico Sanitario del Ministero della Salute. “Ma il nodo vero è un altro: tutto ciò che produciamo sarà recepito dalla Conferenza Stato-Regioni? Diverrà un decreto che imponga l’omogeneizzazione sul territorio nazionale? Perché altrimenti chi lavora sul campo è costretto a cercare nei codici esistenti quale assomiglia di più alla procedura che sta eseguendo, senza riconoscimento e senza logica. La crescente domanda assistenziale richiede specialisti adeguatamente preparati, ma oggi i percorsi formativi nelle scuole di specializzazione risultano ancora insufficienti rispetto alla complessità clinica e organizzativa della disciplina.”
La Società scientifica deve dare linee di indirizzo e portarle al Ministero”, dichiara il prof. Franco Marinangeli. “Dopodiché, dentro ogni Ospedale, è il Direttore Generale che con l’atto aziendale decide se istituire un Reparto di Terapia del Dolore. Ognuno di noi conosce la propria realtà locale e deve usare quegli strumenti per orientare le direzioni aziendali. La via esiste. Ma oggi il primo obiettivo è rialzare l’attenzione sul tema e fare in modo che i documenti che produciamo arrivino a una soluzione concreta.”












