Apalutamide per 6 mesi migliora i risultati clinici nel tumore alla prostata ad alto rischio o localmente avanzato”

Presentati al Congresso Annuale dell’American Society of Clinical Oncology ASCO 2026 i risultati finali dello studio Proteus di fase 3, i quali hanno mostrato come il trattamento con apalutamide, inibitore del recettore degli androgeni sviluppato da Johnson & Johnson, associato alla terapia di deprivazione androgenica ADT, somministrato per 6 mesi prima e dopo l’intervento chirurgico per il tumore della prostata, porti a un miglioramento significativo dei principali esiti clinici a breve e lungo termine, rispetto al placebo associato ad ADT, nei pazienti con malattia localizzata ad alto rischio o localmente avanzata. “Per molti pazienti con carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio, la sola chirurgia può non essere sufficiente a prevenire le recidive e la progressione della malattia”, dichiara il prof. Alberto Briganti, ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, vicedirettore dell’Istituto di Ricerca Urologico URI e direttore del Programma di Chirurgia Robotica del Dipartimento di Urologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. “Per questo motivo, un numero non trascurabile di questi pazienti può sviluppare nel tempo una forma più avanzata della malattia. I risultati dello studio Proteus indicano la possibilità di un cambiamento che può rivoluzionare la pratica clinica, a sostegno di un approccio terapeutico peri-operatorio che integri apalutamide al trattamento chirurgico a fini terapeutici, con un potenziale di miglioramento degli esiti a lungo termine e la possibilità di ridefinire la gestione dei pazienti con malattia localizzata aggressiva.”

Lo studio, che ha raggiunto gli endpoint primari, ha mostrato che i pazienti trattati con apalutamide e ADT hanno una probabilità nove volte maggiore di presentare residui tumorali minimi o assenti al momento dell’intervento rispetto a quelli sottoposti alla sola ADT (8,9% vs 1% di risposta patologica completa e malattia residua minima). La combinazione ha portato inoltre a una riduzione del 20% del rischio di sviluppare metastasi o di morte e a prolungare di oltre sei anni il periodo in cui i pazienti non necessitano alcuna terapia per trattare il tumore. I risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. “I dati dello studio Proteus riflettono l’impegno di Johnson & Johnson nel migliorare gli esiti clinici dei pazienti in tutte le fasi del percorso terapeutico per il tumore della prostata”, afferma Henar Hevia, Ph.D., senior director, Emea Therapeutic Area Head, Oncology, Johnson & Johnson. “La nostra ambizione è quella di continuare a portare avanti lo sviluppo di terapie per le prime linee di trattamento, dove è maggiormente possibile modificare il decorso della malattia.”