
Il tumore del pancreas rappresenta una delle neoplasie più insidiose e aggressive, con un’incidenza in costante crescita a livello mondiale e nazionale. In Italia, secondo i dati più recenti della Fondazione Veronesi, nel 2024 si stimano circa 13.585 nuove diagnosi (6.873 uomini e 6.712 donne), con un incremento del +21% negli ultimi 10 anni; secondo le proiezioni, entro i prossimi 5 anni diventerà la seconda causa di morte per cancro nei Paesi occidentali. Nonostante i progressi nelle terapie chirurgiche, farmacologiche e diagnostiche, la sopravvivenza resta drammaticamente bassa, con soltanto 1 paziente su 10 vivo a 5 anni dalla diagnosi.
FATTORI DI RISCHIO E PREVENZIONE
Tra i principali fattori di rischio si annoverano il fumo di sigaretta e una dieta ricca di zuccheri e grassi. Nel 10% circa dei casi è presente una predisposizione genetica, legata a una forte familiarità o a mutazioni note. “Il problema maggiore è che il tumore del pancreas è una malattia silente”, dichiara il dott. Filippo Antonini, consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri AIGO. “Spesso non dà sintomi fino a quando non raggiunge stadi avanzati, quando la chirurgia non è più praticabile.” La diagnosi precoce rappresenta dunque la vera sfida. Non esistono programmi di screening per la popolazione generale, e i sintomi iniziali, quando presenti, risultano spesso aspecifici.
Negli ultimi anni, la ricerca ha permesso di identificare lesioni precursori come le cisti pancreatiche, che in alcuni casi possono evolvere verso forme maligne: “Queste lesioni necessitano di una valutazione specialistica per la loro corretta gestione”, spiega la dott.ssa Germana De Nucci, responsabile della Commissione Pancreas di AIGO. “È importante ricordare, tuttavia, che la maggior parte resta benigna, e che molti tumori pancreatici insorgono senza lesioni cistiche preesistenti.”
Gli studi di prevenzione si concentrano oggi su 2 categorie ad alto rischio: persone con familiarità per carcinoma pancreatico; soggetti con predisposizione genetica nota. Le tecniche più efficaci per lo studio del pancreas sono la risonanza magnetica e l’ecoendoscopia, una metodica mininvasiva che consente di individuare lesioni di pochi millimetri e di effettuare biopsie mirate. “Una diagnosi tempestiva – prosegue Antonini – permette di individuare lesioni ancora curabili, aumentando significativamente le possibilità di sopravvivenza. Oggi l’ecoendoscopia è diventata anche una tecnica terapeutica capace di migliorare la qualità di vita dei pazienti con tumore avanzato, riducendo la necessità di interventi chirurgici più demolitivi.”
“Investire nella formazione specialistica degli operatori sanitari, promuovere stili di vita sani e potenziare la prevenzione nei soggetti a rischio rappresentano obiettivi centrali”, sottolinea AIGO, che ricorda come gli sforzi della ricerca siano volti a “anticipare la diagnosi e trasformare un tumore, oggi spesso letale, in una patologia sempre più curabile e gestibile”.















