
Bill e Melinda Gates, il principe inglese Harry ed Elton John hanno voluto dare risonanza a questa 21° conferenza AIDS, per ribadire l’importanza di mettere la questione AIDS nell’agenda delle priorità mondiali. Non solo, ma anche per ricordare a tutti che la loro è anche un generosità fattiva: il figlio di Lady Diana (ricordata in un momento molto commovente durante il suo discorso ai giovani) ha fondato con il principe del Lesotho, Seeiso Bereng, anch’egli presente, una fondazione (“Sentebe: non ti dimenticare di me” ) per la cura dei bambini affetti da HIV in quella nazione particolarmente colpita dall’HIV; il cantante pop ha staccato un assegno di 10 milioni di dollari per la fondazione che porta il suo nome e che cura migliaia di persone; dei coniugi Gates è noto il fiume di denaro che devolvono per la lotta all’AIDS.
Sul piano scientifico, 3 i punti chiave, tra i tanti:
1. La questione della terapia “preventiva”, (la cosiddetta PReP, sulla quale anche la Francia, in Europa, si è mossa fattivamente;
2. Gli studi sulla “cura” dell'infezione da HIV, partendo in particolare da modello mamma-bambino;
3. Alcuni dati sulla efficacia dei nuovi farmaci.
Sul primo punto, sta crescendo la consapevolezza della sua importanza assieme alla questione diciamo così etica, ossia quali siano i giusti confini entro i quali proporre progetti di accesso (gratuito?) al farmaco che ha chiaramente dimostrato di “salvare” nuovi infezioni: anche in Italia dovremo porci seriamente di fronte a questa questione. Gli attivisti hanno protesto in maniera importante davanti allo stand dell’azienda che produce il farmaco, chiedendo che il medicinale sia fornito gratuitamente o per lo meno a prezzi stracciati: è evidente come la problematica sia molto complessa, però non dobbiamo dimenticare che ogni anno nel mondo si infettano 2,1 milioni di persone e che tutto ciò che scientificamente dimostra un’efficacia nel ridurre questa epidemia va preso in grande considerazione.
Sul punto 2, la prof.ssa Persaud, della J. Hopkins University, ha affrontato in maniera magistrale il tema della cura della infezione da HIV, portando i dati a questione del “famoso” Mississippi baby, un paziente da lei seguito e sul quale per molti mesi si sono accumulate le speranze che potesse essere guarito dalla malattia, in seguito al trattamento antiretrovirale iniziato prestissimo, al moneto della nascita. Sulla possibilità di “eradicare” l’infezione, la ricercatrice americana è stata abbastanza categorica, nel senso che ha ribadito che con le attuali cure questo obiettivo non è perseguibile; il virus rimane presente nei linfociti “memoria” e da lì, anche se apparentemente sembra scomparso e anche le più avanzate metodiche di rilevamento sembrano dare esito negativo, da lì esso riparte per dare nuovamente vita alla replicazione attiva nelle cellule bersaglio (i CD4) , una volta che si decida di interrompere la terapia antiretrovirale. Ma alcune tipologie di pazienti sembrano avere delle caratteristiche tali che in realtà possano farcela ad ottenere una risposta virologica sostenuta anche in assenza di terapia. Partiranno pertanto delle sperimentazioni proprio sui bambini, figli di madre HIV +, in una ricerca multicentrica che prevede l'inclusione anche di parecchi centri africani.
Per quel che concerne il 3° punto, ha destato notevole interesse la presentazione dei dati dello studio Latte 2, che prevede la somministrazione di due preparati antiretrovirali (carbotegravir, che è un inibitore della integrasi e Rilpivirina, che è un inibitore non nucleosidico della transcrittasi inversa) formulati per via iniettiva ogni 4 o 8 settimane, in 230 soggetti già sottoposti per un certo periodo alla classica terapia per via orale con la combinazione “classica” di una triplice terapia per via orale; ebbene i dati sono molto incoraggianti, nel senso che l'efficacia virologica viene mantenuta nella stragrande maggioranza dei pazienti.
Questo è uno studio molto “sentito” dai pazienti, perché la possibilità di curare HIV facendo un'iniezione sottocutanea ogni 2 mesi è davvero molto attraente. A breve partirà la fase III dello studio, su di un numero più elevato di pazienti.
Prof. Giancarlo Orofino
Infettivologo Amedeo di Savoia
Vicepresidente Arcobaleno AIDS Onlus















