
L’Abruzzo punta a diventare modello nazionale nella gestione dell’obesità, con percorsi di cura strutturati, continui e territorialmente accessibili. Il tema è stato al centro del convegno Verso una Strategia Cardiometabolica per Proteggere il Futuro - Obesità, Diabete e Lipoproteina(a), ospitato nei giorni scorsi presso nella Sala Ipogea del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, a L’Aquila, e moderato dal giornalista scientifico Federico Mereta.
“Come Regione stiamo lavorando per intervenire preventivamente sul tema dell’obesità, consapevoli che prevenire significa ridurre i costi sanitari futuri”, dichiara Massimo Verrecchia, consigliere regionale, V Commissione Salute, Sicurezza Sociale, Cultura, Formazione e Lavoro. “Ho annunciato una risoluzione con cui intendiamo impegnare la Giunta a focalizzarsi sull’obesità attraverso la creazione di un tavolo tecnico, perché solo la collaborazione e l’integrazione tra i diversi attori del sistema possono garantire risultati concreti. Gli interventi devono andare oltre l’aspetto clinico, considerando anche le ricadute sociali. È fondamentale educare i ragazzi, coinvolgere le famiglie e sviluppare consapevolezza sui comportamenti alimentari, con il duplice obiettivo di aiutare le fasce di popolazione più vulnerabili, favorendo l’inclusione delle persone più a rischio, assicurando loro la possibilità di usufruire di misure preventive e di cure appropriate, e di ridurre l’impatto economico e organizzativo sul Sistema Sanitario.”
“Formazione manageriale e professionale, centralità del Medico di Medicina Generale e utilizzo di strumenti digitali e intelligenza artificiale consentono di sviluppare Medicina preventiva, predittiva e personalizzata”, afferma Guido Quintino Liris, della Commissione Bilancio Senato, promotore dell’Intergruppo Parlamentare sulle Cronicità. “Le Case di Comunità rappresentano il futuro, integrando tutti gli attori sanitari e riducendo il ricorso improprio al Pronto Soccorso.”
Il convegno, organizzato con il contributo non condizionante di Lilly, ha messo in luce come l’obesità sia una malattia cronica e complessa, influenzata da fattori genetici, stili di vita e componenti socio-economiche. La prevenzione e la diagnosi precoce, integrate tra Ospedale e territorio, rappresentano strumenti chiave per ridurre complicanze e costi sanitari: “In Abruzzo il diabete ha una prevalenza del 7-7,5%, superiore alla media nazionale, e quasi il 50% della popolazione è in sovrappeso o obesa”, dichiara Maria P. A. Baldassarre, presidente SID Abruzzo e Molise. “La prevenzione deve passare dalla Medicina Generale, fondamentale per intercettare patologie come il diabete nelle fasi iniziali, spesso prive di sintomi. La scarsa consapevolezza del rischio espone i pazienti a complicanze evitabili, con ricadute anche sui costi del sistema sanitario. Oggi, grazie a terapie efficaci utilizzabili precocemente, è possibile ridurre eventi e complicanze, migliorando la prognosi e la sostenibilità complessiva delle cure. In Abruzzo – prosegue – esistono basi solide, grazie a un PDTA relativamente recente e a realtà territoriali già strutturate, seppur con differenze tra aree centrali e periferiche. La sfida ora è rafforzare e rendere omogenei questi percorsi, integrandoli sempre di più anche nella gestione dell’obesità.”
Valeria Montani, presidente sezione Abruzzo Associazione Medici Diabetologi AMD e direttore di UOC Malattie Endocrine e Diabetologia ASL Teramo, e Gloria Formoso, direttore dell’Unità Operativa Complessa Territoriale di Endocrinologia e Malattie Metaboliche ASL Pescara, sottolineano la necessità di percorsi multidisciplinari e di accesso equo, con un approccio che integri Medico, Psicologo, Dietista e servizi di attività fisica: “Intervenire precocemente – affermano – riduce il rischio di complicanze, disturbi psicologici e costi sociali”.
“L’attività fisica deve essere personalizzata, graduale e motivante, integrata con dieta e farmaci innovativi per il dimagrimento”, dichiara Alessio Fresco, dell’Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici ANIAD. “Serve valorizzare tutte le professioni sanitarie e dell’attività motoria, educando fin dall’infanzia e creando percorsi di gruppo per supporto sociale e motivazionale. Il percorso deve essere centrato sul paziente e multidisciplinare.”
“La lipoproteina(a) è un fattore di rischio cardiovascolare silenzioso e geneticamente determinato, presente in circa 1 persona su 5”, spiega Francesco Cipollone, direttore UOC Clinica Medica ASL Lanciano Vasto Chieti. “Identificare oggi i soggetti a rischio è cruciale in vista dei nuovi farmaci selettivi attesi entro il 2027. Lo screening rappresenta uno strumento centrale e concretamente attuabile a livello regionale e territoriale, anche attraverso progetti pilota e il coinvolgimento delle Farmacie come presìdi di prossimità. Esistono già test semplici e rapidi che rendono lo screening tecnicamente realizzabile e utile per aumentare la consapevolezza sui principali fattori di rischio cardiovascolare. Il valore di queste iniziative è soprattutto concreto: intercettare persone che altrimenti non accederebbero ai percorsi di prevenzione. Per questo – afferma ancora – è fondamentale il ruolo della governance sanitaria e della formazione della classe medica, rafforzando il primo livello di assistenza e l’integrazione tra Ospedale, territorio, Medicina Generale e Farmacie, così da estendere in modo efficace e mirato lo screening alla popolazione.”
A portare il punto di vista dei pazienti, Iris Zani, presidente della Federazione Italiana Associazioni Obesità FIAO, che evidenzia la necessità di riconoscere l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza LEA, introducendo percorsi di certificazione capaci di garantire un accesso equo alle cure e la creazione di centri interdisciplinari per una presa in carico integrata e continuativa: “Le persone con obesità chiedono un approccio multidisciplinare e privo di giudizio, che includa anche il sostegno psicologico”.
“La Regione Abruzzo può diventare un modello nazionale, assicurando percorsi strutturati, accessibili e sostenibili, in grado di migliorare la qualità della vita e l’accesso alle cure: “Il riconoscimento dell’obesità come patologia ha reso disponibili nuovi farmaci efficaci, che devono però essere inseriti in percorsi di cura strutturati e gestiti dal clinico, non considerati soluzioni isolate”, dichiara Gloria Formoso, direttore dell’Unità Operativa Complessa Territoriale di Endocrinologia e Malattie Metaboliche ASL Pescara. “Il Medico costruisce con il paziente un percorso continuo che integra terapie, cambiamento dello stile di vita e presa in carico territoriale. Attraverso la stratificazione della complessità clinica è possibile differenziare l’assistenza, indirizzando i casi più complessi a strutture specialistiche e gestendo quelli meno gravi sul territorio, ottimizzando le risorse e rafforzando l’integrazione tra Ospedale e territorio.”













