“3 anni di ricerca al Monzino valorizzano l’importanza dell’endotelio per la salute vascolare”

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte in Europa, responsabili di quasi il 45% dei decessi totali secondo i dati della European Heart Network. Eppure, la prevenzione si concentra ancora quasi esclusivamente su colesterolo e pressione arteriosa, trascurando un indicatore precoce cruciale, vale a dire la funzione dell’endotelio, il sottile strato cellulare che riveste i vasi sanguigni e ne regola tono, flusso e risposta infiammatoria. Partendo da queste premesse, un’équipe dell’IRCCS Centro Cardiologico Monzino di Milano, guidata dal Prof. Paolo Poggio, e il team di Ricerca e Sviluppo di Gricar hanno costruito una collaborazione triennale di ricerca sfociata nella prima formula nutraceutica in questo ambito, oggetto di brevetto congiunto, Cardio Circolo: “La disfunzione endoteliale è riconosciuta come fattore predittivo nello sviluppo delle malattie cardiovascolari”, afferma Poggio. “Avere strumenti nutraceutici costruiti su un razionale biologico verificato è un contributo concreto alla prevenzione precoce.”

L’endotelio è un singolo strato di cellule specializzate che riveste internamente tutti i vasi sanguigni, per una superficie totale stimata in circa 700 m2. Non è una semplice barriera passiva: è un organo endocrino attivo che produce e rilascia continuamente molecole per regolare il tono vascolare, il flusso del sangue, la coagulazione e la risposta infiammatoria locale. Il mediatore chiave di questa attività è l’ossido nitrico (NO): una molecola prodotta dalle stesse cellule endoteliali che induce rilassamento della muscolatura liscia vasale, favorisce la vasodilatazione e mantiene la parete del vaso in uno stato anti-infiammatorio e anti-trombotico. Quando la produzione di NO si riduce per effetto di ipertensione, diabete, fumo, eccesso di LDL o altre condizioni di stress ossidativo cronico, l’endotelio perde progressivamente la propria capacità di risposta, determinando la disfunzione endoteliale. La condizione è riconosciuta dalla comunità scientifica quale fattore predittivo precoce nelle principali patologie cardiovascolari, dall’aterosclerosi all’aumento della rigidità arteriosa, fino alle disfunzioni valvolari. La compromissione della funzione endoteliale precede di anni la comparsa di eventi clinici manifesti, rendendola un indicatore ideale per la prevenzione. La difficoltà nell’intervenire su questo parametro risiede nella mancanza di sintomi specifici, come gambe pesanti, pressione borderline, stanchezza persistente o mani e piedi freddi.

UN PERCORSO SCIENTIFICO IN 7 FASI

Il progetto si è sviluppato in 3 anni. Nella fase preliminare, i ricercatori del Monzino hanno identificato i principi attivi candidati attraverso la Letteratura scientifica. Sono seguiti 2 cicli di test in vitro su cellule endoteliali umane isolate da valvole aortiche calcificate: prima valutando singolarmente ciascun composto (stress ossidativo e vitalità cellulare), testando poi la combinazione per misurarne gli effetti sinergici sulla produzione di ossido nitrico. I risultati hanno indicato un aumento della produzione di NO di circa il 10%, statisticamente significativo, insieme a effetti sinergici su 3 geni coinvolti nei processi anti-aterosclerotici, anti-ossidanti e anti-infiammatori. La formulazione definitiva, a base di aglio nero, curcuma, coenzima Q10, vitamina B1 e vitamina D3, è stata poi validata in uno studio pilota clinico della durata di 4 settimane su volontari sani, portando al brevetto.

I RISULTATI

La funzione endoteliale è stata misurata tramite EndoPAT, metodica non invasiva che stima la risposta di iperemia reattiva del microcircolo. Al termine del periodo di integrazione, i soggetti con disfunzione endoteliale al basale hanno mostrato un miglioramento significativo del reactive hyperemia index RHI, con il 50% di questi che ha raggiunto valori nella norma. La rigidità arteriosa è diminuita significativamente in tutti i soggetti trattati. In parallelo, l’attività della superossido dismutasi SOD, enzima chiave delle difese anti-ossidanti endogene, ha registrato un incremento significativo al termine delle 4 settimane. Sul fronte della sicurezza, i marcatori di stress ossidativo sistemico (MDA, AOPP) e i parametri di funzionalità epatica (ALT) sono rimasti stabili per l’intero periodo di trattamento. Il progetto è stato depositato con brevetto congiunto a tutela dell’innovazione formulativa e del razionale scientifico alla base dello sviluppo.