Giornata Mondiale Contro la Rabbia 2026, “2 casi recenti ricordano che la prevenzione non ammette pause”

Il 28 settembre 2026 ricorre la Giornata Mondiale Contro la Rabbia, malattia che nel mondo uccide ancora circa 59mila persone all’anno e resta fatale nella quasi totalità dei casi una volta comparsi i sintomi. Eppure, un vaccino per l’uomo esiste da anni, sia in forma preventiva per chi si espone a un rischio elevato sia come parte della profilassi da somministrare subito dopo il contatto con l’animale infetto. Proprio la data della Giornata è stata scelta perché segna l’anniversario della morte di Louis Pasteur, chimico e microbiologo francese che sviluppò il primo vaccino efficace contro la rabbia. La prevenzione, prima e dopo l’esposizione, resta strategia davvero efficace, e 2 episodi delle ultime settimane lo dimostrano: negli Stati Uniti una fattoria didattica del North Carolina ha scoperto che 4 dei propri capretti avevano contratto il virus da una moffetta entrata nel recinto; 3 esami autoptici su 3 hanno confermato la positività. Circa 300 persone, tra bambini e adulti, avevano avuto contatto con gli animali nelle settimane precedenti e sono state indirizzate alla profilassi post-esposizione. Il secondo caso è stato rilevato invece in Italia, a Vittorio Veneto, dove un cane importato illegalmente dal Marocco è risultato positivo al virus della rabbia dopo l’eutanasia decisa in una clinica veterinaria locale. L’analisi genomica ha confermato la provenienza nordafricana del ceppo. Il Comune ha disposto l’obbligo vaccinale per 6 mesi su tutti i cani e i gatti residenti, mentre i Servizi Sanitari locali hanno tracciato i contatti diretti dell’animale, sottoposti a profilassi preventiva.

La rabbia non è dunque un rischio confinato ai viaggi in aree endemiche. Un animale importato senza le procedure sanitarie previste o un contatto ravvicinato con la fauna selvatica possono reintrodurre il virus anche dove non si presenta da anni. A chi si reca in aree in cui la rabbia è endemica, si consiglia di prestare estrema cautela nei confronti della fauna locale e degli animali randagi, evitando di accostarli o di trattarli come animali domestici: “Non è mai opportuno dare per scontato che i cani o i gatti incontrati all’estero siano sottoposti ai controlli e alle profilassi sanitarie abituali nel nostro Paese”, dichiara Andrea Rossanese, presidente della Società italiana di Medicina dei Viaggi SIMVIM e responsabile della Travel Clinic del Centro di Malattie Tropicali dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR). “Il rischio di contatto e di conseguente morso non dipende tanto dalla tipologia di territorio o dal tempo trascorso nella destinazione, poiché un imprevisto può verificarsi sia in contesti rurali sia all’interno di grandi metropoli, quanto piuttosto dalle attività praticate durante il soggiorno.”

Più che nei safari guidati, dove la presenza delle guide e l’organizzazione riducono drasticamente i pericoli, le situazioni a maggior rischio si riscontrano in contesti apparentemente innocui, come le passeggiate nei mercati locali o le visite ai santuari in cui gli animali vivono in uno stato di semicattività.

In caso di aggressione o morso, fondamentale La gestione medica immediata: “Chi non è mai stato vaccinato in precedenza e viene morso deve necessariamente rivolgersi a una struttura sanitaria per valutare l’avvio della profilassi post-esposizione”, prosegue Rossanese. “Questo percorso prevede la somministrazione di 4 o 5 dosi di vaccino distribuite nell’arco di alcune settimane, affiancate dall’iniezione di immunoglobuline specifiche per fornire una protezione immediata prima che il sistema immunitario produca i propri anticorpi. Tuttavia, la disponibilità delle immunoglobuline rappresenta spesso un punto critico nei Paesi in via di sviluppo; la loro eventuale assenza costringe a una profilassi incompleta che potrebbe non garantire una copertura totale contro l’infezione, la quale ha un decorso inevitabilmente fatale una volta manifestatisi i sintomi.”

“La vaccinazione preventiva si completa con appena 2 somministrazioni effettuate ad almeno 1 settimana di distanza l’una dall’altra, e concede al sistema immunitario il tempo necessario per sviluppare autonomamente le difese”, afferma ancora Rossanese. “Qualora un individuo già vaccinato dovesse subire un morso, non necessiterà più delle immunoglobuline preformate e dovrà ricevere solamente 2 dosi di richiamo a 3 giorni di distanza l’una dall’altra. Questa protezione preventiva funziona come una garanzia permanente: non richiede ulteriori richiami periodici nel tempo, a meno che non si verifichi un effettivo evento a rischio. L’obiettivo principale della consulenza al viaggiatore consiste quindi nel far comprendere la reale gravità della patologia e l’importanza di non sottovalutare mai un morso.”

La prevenzione e la responsabilità riguardano infine anche l’introduzione di animali dal viaggio. L’importazione non regolamentata di cani o gatti da Paesi a rischio comporta gravi pericoli per la salute pubblica, poiché un animale infetto può trovarsi nel periodo di incubazione e essere del tutto asintomatico: “In questa fase – conclude – anche il Veterinario non dispone di strumenti clinici per diagnosticare la malattia, rendendo la certificazione ufficiale di avvenuta vaccinazione l’unica vera garanzia di sicurezza.”

RABBIA

La rabbia è una malattia che si diffonde tra i mammiferi. Attacca il sistema nervoso centrale e uccide circa 59mila persone ogni anno, molte delle quali sono bambini sotto i 15 anni; rappresenta un grave problema di salute pubblica in oltre 150 Paesi, principalmente in Asia e Africa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità si è posta l’obiettivo di azzerare le morti umane causate dalla rabbia trasmessa dai cani entro il 2030.

TRASMISSIONE

Si trasmette attraverso il contatto diretto (ad esempio tramite ferite o mucose) con la saliva di un animale infetto. I cani sono la principale fonte di mortalità umana per rabbia; contribuiscono fino al 99% di tutte le trasmissioni della rabbia agli esseri umani.

SINTOMI

I sintomi della rabbia possono richiedere da poche settimane a diversi mesi per manifestarsi. Le manifestazioni possono includere: febbre, dolore, solletico, formicolio o sensazione di bruciore nella sede della ferita. Man mano che il virus si diffonde attraverso il sistema nervoso centrale, si sviluppa un’infiammazione progressiva e fatale del cervello e del midollo spinale.

La rabbia può manifestarsi in 2 forme:

  • Rabbia furiosa. Porta all’iperattività, a comportamenti eccitabili, idrofobia (paura dell’acqua) e talvolta aerofobia (paura delle correnti d’aria o dell’aria aperta). La morte sopraggiunge dopo pochi giorni per arresto cardio-respiratorio;
  • Rabbia paralitica. Rappresenta circa il 20% del totale dei casi umani. Questa forma ha un decorso meno drammatico e solitamente più lungo. I muscoli si paralizzano gradualmente, a partire dal punto della ferita. Segue lentamente il coma e infine il decesso.

Indispensabile la prevenzione: una volta comparsi i sintomi, la rabbia è quasi sempre fatale, ma è anche una malattia prevenibile al 100% tramite vaccino. I trattamenti profilattici post-esposizione PEP prevengono la comparsa della malattia se somministrati tempestivamente dopo una potenziale esposizione.