Virus HPV: con la vaccinazione diminuiscono infezioni e tumori

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I due ceppi di papilloma virus umano (hpv) collegati al cancro del collo dell’utero diminuiscono grazie al fatto che questi siano contenuti nel vaccino impiegato da quasi 13 anni, almeno negli Stati Uniti. In particolare, sembra che l’infezione sia calata addirittura del 20%. A sostenerlo una ricerca americana dei Centers for Disease Control (Cdc) che ha analizzato i dati a disposizione su 10mila campioni raccolti tra il 2008 e 2014 da donne tra i 18 e 39 anni a cui erano state trovate cellule anomale o precancerose. Dall’analisi si è evinto che il numero di casi con cellule anomale diminuiva del 21% nelle donne vaccinate. Inoltre, il calo delle cellule anomale da ceppi 16 e 18 di hpv è stato significativo in tutte le fasce d’età, tranne in quella 35-39 anni, ossia quella nella quale per l’età non avevano diritto al vaccino. Da questa nuova ricerca emerge che i ceppi 16 e 18, responsabili di circa il 70% di tumori del collo dell’utero nel mondo e presenti nel vaccino quadrivalente, sono in calo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention.

L’89% dei carcinomi da HPV e l’82% delle lesioni precancerose di alto grado siano correlati ai 7 tipi di HPV 16/18/31/33/45/52/58; di questi, il tipo 16 e il tipo 18 sono ad alto rischio oncogeno, mentre il 6 e l’11 sono all’origine delle lesioni precancerose. In Italia si registrano ogni anno 80mila nuovi casi di condilomi genitali nei maschi e 130mila nelle femmine. I tipi oncogeni di HPV, oltre a essere responsabili della totalità dei tumori della cervice uterina, sono la causa di circa il 90% dei tumori dell’ano, il 70% dei tumori della vagina, il 50% dei tumori del pene e il 40% dei tumori della vulva. “Particolarmente preoccupante è il tumore del pene derivante da infezioni da HPV; queste lesioni sono in aumento, ma quel che più preoccupa è che spesso sono ‘tenute nascoste’ per più di sei mesi, con gravi conseguenze che richiedono anche l’amputazione del pene e la successiva ricostruzione, come evidenziato in un recente lavoro scientifico pubblicato su Minerva Urologica”, dichiara il prof. Aldo Franco De Rose, autore della ricerca e presidente dell’Associazione Andrologi Italiani.