Tumori del midollo: basta un semplice esame del sangue

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Da un’analisi dell’ematocrito (la più diffusa analisi del sangue), gli ematologi possono sospettare la presenza della policitemia vera, un tumore caratterizzato da una crescita eccessiva di globuli rossi nel sangue, a partire da “valori sentinella” inferiori rispetto a quelli attesi. Questo il risultato di uno studio della Fondazione di Ricerca dell’Ospedale di Bergamo – FROM, presentato tre anni fa a Chicago e oggi inserito nel volume redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dal titolo “WHO Classification of Tumours of Haematopoietic and Lymphoid Tissues”.

Una conferma ulteriore del significativo impatto clinico della scoperta è arrivata di recente con la pubblicazione sull’autorevole rivista New England Journal of Medicine di una serie di articoli a firma di alcuni eminenti ematologi internazionali. Si tratta di una novità importante perché la possibilità di diagnosi precoce di questi tumori mieloproliferativi cronici permette di anticipare la terapia. Cure adeguate possono infatti ridurre il rischio di complicazioni vascolari, spesso letali, dovute alla produzione eccessiva di cellule che rendono il sangue più denso: ictus, infarto del cuore, trombosi delle vene, embolia polmonare.

Le neoplasie mieloproliferative croniche sono caratterizzate da alterazioni genetiche molto rare, circostanza che rende difficile l’attività dei ricercatori. La policitemia vera è una neoplasia che appartiene alla categoria dei tumori del sistema emopoietico, cioè di quegli organi (midollo osseo e linfonodi) che producono gli elementi corpuscolari del sangue. Altri tumori della stessa categoria prendono il nome dalle cellule prodotte in eccesso: piastrine (trombocitemia essenziale), globuli bianchi (leucemia), fibre nel midollo osseo (mielofibrosi).

Alessandra Carobbio, biostatistica della Fondazione per la Ricerca dell’Ospedale Maggiore – FROM di Bergamo, che si è dedicata per 10 anni a questi studi, ha potuto utilizzare un database internazionale per le sue ricerche, condotte per FROM nei laboratori dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “È una vera soddisfazione per me aver avuto un ruolo attivo in una ricerca di questo calibro. Lo studio si è reso possibile solo grazie ad una sinergica collaborazione a livello internazionale, che FROM e il Papa Giovanni XXIII hanno saputo dirigere in maniera efficace”, dichiara Carobbio. “È possibile raggiungere questi risultati, nello studio di patologie del sangue classificate come malattie rare, solo se vi sono networks collaborativi”, spiega Tiziano Barbui, primario emerito dell’ASST Papa Giovanni XXIII e direttore scientifico di FROM. “Siamo riconoscenti a molti colleghi italiani, europei e statunitensi per averci inviato i loro casi, consentendoci di costruire un database prezioso per migliorare le conoscenze.”