Tumore ovarico, le richieste delle pazienti

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Per una donna colpita da tumore ovarico la scelta dell’ospedale dove farsi curare è una vera e propria scelta per la vita. Il tumore ovarico è la più grave e complessa neoplasia ginecologica che interessa 50mila donne italiane e che registra 5.200 nuove diagnosi all’anno con una sopravvivenza a 5 anni solo del 40% negli stadi avanzati. Proprio per la sua complessità il tumore ovarico dovrebbe essere curato solo in ospedali attrezzati per affrontare la malattia da tutti i punti di vista (diagnostico, chirurgico, terapeutico, infermieristico e psicologico-assistenziale) e capaci di rispondere a tutte le esigenze delle pazienti e dei loro familiari. Ma le cose stanno davvero così? Cosa pensano le pazienti degli ospedali in cui sono state curate? Come li valutano? “Per saperlo abbiamo lanciato su Facebook la campagna #lospedalechevorrei”, racconta Nicoletta Cerana, presidente di Acto, la rete nazionale di associazioni pazienti impegnata dal 2010 nella lotta contro questa neoplasia. “Con poche e semplici domande, abbiamo indagato il vissuto delle pazienti in ospedale durante l’intero percorso di cura, dalla diagnosi alla terapia fino al periodo di follow-up. Non è stato un sondaggio, ma piuttosto un colloquio guidato per capire come rendere ‘l’ospedale più ospitale’. La campagna è stata seguita da oltre 90 mila persone e 150 donne hanno compilato il questionario fornendo le valutazioni e i suggerimenti che sono stati presentati al Senato nel corso di un incontro cui hanno preso parte Istituzioni, esponenti della comunità medico-scientifica e del mondo advocacy.”

La grande maggioranza (70-80%) delle donne si è dichiarata soddisfatta delle cure ricevute e ha giudicato positivamente la propria esperienza in ospedale: “Sono stata accolta come in una grande famiglia, seguita amorevolmente da tutta l’équipe che ringrazio di tutto cuore”; “Grande umanità, delicatezza e comprensione da parte di tutti coloro che mi hanno seguita”.