Tumore al pancreas: aggressivo e quasi sempre letale

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Il tumore del pancreas è considerato uno dei tumori con la prognosi più severa, aggressivo e nella maggior parte dei casi letale. Si tratta del cancro che negli ultimi 15 anni ha fatto registrare quasi un 60% di aumento di casi. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere più fondi per la ricerca, nel 2018 sarà costituita una vera e propria Coalizione Nazionale, che vedrà le Associazioni Pazienti unirsi in una Federazione. L’annuncio è stato dato a Roma nel corso di “Quality e Innovation in Pancreatic Cancer”, evento realizzato in occasione della Giornata mondiale del tumore al pancreas. In Italia ogni anno circa 13.000 persone si ammalano di tumore del pancreas. “E purtroppo la maggior parte non ne sopravvive”, afferma Gabriele Capurso, responsabile di Gastroenterologia presso l’Ospedale Sant’Andrea. “È attualmente la quarta causa di morte per tumore nei paesi occidentali, uccide più di quelli del seno, del colon e dello stomaco e le proiezioni dicono che presto sarà la seconda. Il fumo è il principale fattore di rischio modificabile, poi l’obesità, l’eccesso di alcolici, il diabete, una dieta troppo ricca di grassi e carboidrati. La familiarità per la stessa malattia è un fattore di rischio ulteriore, e soggetti con due o più familiari che ne sono stati affetti, o con sindromi genetiche associate a un rischio elevato, dovrebbero rivolgersi a centri che praticano protocolli di screening. Purtroppo però, solo il 2% dei finanziamenti per la ricerca sui tumori è rivolto a questa malattia.”

L’Associazione Italiana per lo Studio del Pancreas (Aisp) segue l’evolversi di studi su nuove terapie che possano migliorare la qualità di vita dei pazienti. “In particolare, la terapia a base di formulazione liposomiale pegilata, nota anche come Nal-Iri, sembra essere molto efficace e più mirata”, spiega Luca Frulloni, presidente Aisp. “Va detto che negli ultimi anni, in generale, i protocolli chemioterapici sono molto migliorati, sia in termini di sopravvivenza che di riduzione della massa tumorale, nei casi in cui i pazienti non siano operabili. Esistono adesso trattamenti efficaci che permettono di ridurre la massa neoplastica e poter quindi sottoporre i pazienti all’intervento chirurgico in seconda battuta.”

Quest’anno in Italia i monumenti e i luoghi illuminati per accendere i riflettori su questa patologia sono stati circa 80. “È un dato importante perché noi abbiamo lanciato questa iniziativa tre anni fa con soli 15 luoghi; poi ne abbiamo avuti una cinquantina e oggi siamo arrivati a 80”, dichiara Francesca Mella, vicepresidente dell’Associazione Nastro Viola. “Quindi, i cittadini sono sempre più sensibilizzati su questo problema. Sono, tra l’altro, monumenti di una certa rilevanza, come la Mole Antonelliana, la Reggia di Caserta, il Maschio Angioino a Napoli. Il senso di questa iniziativa è quello ovviamente di fare luce sul problema, di puntare il riflettore sulla patologia e sulla necessità che la ricerca vada avanti.”