Trattamento dell’incontinenza dopo intervento alla prostata

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L’incontinenza urinaria dopo prostatectomia radicale, a 12 mesi dall’intervento, ha un’incidenza attorno al 5% e, a seconda della gravità, richiede un trattamento differente. Nei casi lievi viene consigliata la riabilitazione perineale e/o l’assunzione della duloxetina, l’unico farmaco indicato per l’incontinenza urinaria da sforzo; per le forme più gravi si dovrà ricorrere alla terapia chirurgica. Escludendo le iniezioni periuretrali, vicino allo sfintere, di vari materiali biologici e sintetici, inerti e anallergici, che avrebbero solo un effetto temporaneo, oggi, in molti casi, si preferisce lo sling bulbo-uretrale InVance. Lo sling (“amaca”) in realtà è una bendarella che costituisce un piano di appoggio contro il quale viene a comprimersi l’uretra durante uno sforzo, impedendo in tal modo la fuoriuscita di urina. Con questo sistema è possibile trattare l’incontinenza maschile da sforzo in regime di day surgery evitando lunghe degenze in ospedale. Esistono poi le protesi regolabili pro ACT (Adjustable Continence Therapy), che agiscono con lo stesso meccanismo delle sostanze iniettabili, con il vantaggio però di poter regolare il grado di compressione dell’uretra. Nei casi di incontinenza grave il trattamento di scelta rimane il posizionamento di uno sfintere urinario artificiale tipo AMS 800. Questo dispositivo è composto da una cuffia circolare che avvolge l’uretra chiudendola, da un serbatoio posizionato in addome che serve a trasferire il liquido presente nella cuffia per consentire la minzione e da un dispositivo di attivazione (pompa) che apre lo sfintere posizionato nello scroto.